Regolamento di Consiglio Comunale



 

Approvato con deliberazione C.C. n.  33 in data 29.06.2000


Titolo I
ORGANIZZAZIONE DEL CONSIGLIO COMUNALE


Capo  I
DISPOSIZIONI  GENERALI


Art. 1
Finalità

  1. Il consiglio comunale organizza l'esercizio delle proprie funzioni ed i suoi lavori secondo il presente regolamento, adottato nel rispetto delle norme previste dalla legge 8 giugno 1990, n. 142 e successive modificazioni.


Art. 2
Interpretazione del regolamento

  1. Le eccezioni sollevate da consiglieri comunali durante l'adunanza, relative all'interpretazione di norme del presente regolamento da applicare per la trattazione di argomenti iscritti nell'ordine del giorno, sono sottoposte per iscritto al presidente. Egli sospende brevemente la seduta e riunisce i capi gruppo presenti in aula ed il segretario comunale, per esaminare e risolvere le eccezioni sollevate. Quando la soluzione non risulti immediatamente possibile, il presidente, ripresi i lavori del consiglio, rinvia l'argomento oggetto dell'eccezione a successiva adunanza.
  2. L'interpretazione della norma ha validità permanente ed in merito alla stessa non sono ammesse ad esame ulteriori eccezioni.


Art. 3
Durata in carica

  1. Il consiglio comunale dura in carica per un periodo stabilito dalla legge, sino all'elezione del nuovo consiglio, limitandosi, dopo la pubblicazione del decreto di indizione dei comizi elettorali, ad adottare gli atti urgenti ed improrogabili. Gli atti devono contenere l'indicazione dei motivi d'urgenza che ne hanno resa necessaria l'adozione.


Art. 4
La sede delle adunanze

  1. Le adunanze del consiglio si tengono, di regola, presso la sede comunale, in apposita sala.
  2. La parte principale della sala, arredata con dignità ed adeguatamente attrezzata, è destinata ai componenti del consiglio comunale ed alla segreteria. Uno spazio apposito è riservato al pubblico, assicurando allo stesso la possibilità di seguire, nel miglior modo, i lavori del consiglio.
  3. Su proposta del presidente la conferenza dei capi gruppo può stabilire, a maggioranza dei consiglieri rappresentati, che l'adunanza del consiglio si tenga eccezionalmente in luogo diverso dalla sede comunale, quando ciò sia reso necessario dall'inagibilità od indisponibilità della sede stessa, o sia motivato da ragioni di carattere sociale che fanno ritenere opportuna la presenza del consiglio sui luoghi ove si verificano situazioni particolari, esigenze ed avvenimenti che richiedono l'impegno e la solidarietà generale della comunità.
  4. La sede ove si tiene l'adunanza del consiglio comunale, se diversa da quella normalmente usata, deve essere sempre indicata nell'avviso di convocazione.
  5. Il giorno nel quale si tiene l'adunanza all'esterno della sede viene esposta la bandiera della Repubblica, unitamente a quelle dell’Unione Europea e della Regione Veneto.


Capo  II

IL  PRESIDENTE


Art. 5
La prima seduta del consiglio comunale

  1. La prima seduta del consiglio comunale successiva alle elezioni è convocata dal sindaco neo-eletto che provvede entro dieci giorni dalla proclamazione. La seduta deve tenersi entro dieci giorni dalla convocazione.
  2. L'ordine del giorno della prima seduta è stabilito dallo statuto comunale.


Capo  III
I  GRUPPI  CONSILIARI


Art. 6
Costituzione

  1. I consiglieri eletti nella medesima lista formano, di regola, un gruppo consiliare.
  2. Ciascun gruppo è costituito da almeno due consiglieri. Singoli consiglieri, eletti in liste diverse, possono riunirsi in un gruppo misto.
  3. I singoli gruppi devono comunicare per iscritto al sindaco e al segretario comunale, agli effetti di cui all’art.17, comma 36, della legge 127/1997, il nome del capo gruppo, entro il giorno precedente la prima riunione del consiglio neo-eletto. Con la stessa procedura dovranno essere segnalate le variazioni della persona del capo gruppo. In mancanza di tali comunicazioni viene considerato capo gruppo il consigliere che nelle elezioni ha ottenuto la maggior cifra elettorale individuale.
  4. Il consigliere che intende appartenere ad un gruppo diverso da quello in cui è stato eletto deve darne comunicazione al sindaco, allegando la dichiarazione di accettazione del capo del nuovo gruppo.
  5. Il consigliere che si distacca dal gruppo in cui è stato eletto e non aderisce ad altri gruppi non acquisisce le prerogative spettanti ad un gruppo consiliare. Qualora più consiglieri vengano a trovarsi nella predetta condizione, possono costituire un gruppo misto che elegge al suo interno il capo gruppo. Della costituzione del gruppo misto deve essere data  la comunicazione di cui al precedente comma 3.
  6. Ai capi gruppo consiliari, come sopra determinati, deve essere effettuata dal segretario comunale la comunicazione di cui al comma 36 dell'art.17 della legge 15 maggio 1997 n. 127.

Art. 7
Conferenza dei capi gruppo

  1. La conferenza dei capi gruppo è organismo consultivo del sindaco per le adunanze consiliari, concorrendo a definire la programmazione ed a stabilire quant'altro risulti utile per il proficuo andamento dell'attività del consiglio. Essa, inoltre, collabora con il sindaco, nei termini stabiliti dallo statuto.
  2. Il sindaco può sottoporre al parere della conferenza dei capi gruppo, prima di deciderne l'iscrizione all'ordine del giorno del consiglio, argomenti di particolare interesse o delicatezza.
  3. La conferenza dei capi gruppo esercita le altre funzioni ad essa attribuite dallo statuto, dal presente regolamento e dal consiglio comunale, con appositi incarichi. Le proposte e i pareri della conferenza sono illustrati al consiglio dal sindaco.
  4. La conferenza dei capi gruppo è convocata e presieduta dal sindaco.
  5. La conferenza è inoltre convocata dal sindaco quando ne sia fatta richiesta scritta e motivata da almeno due capi gruppo.
  6. La riunione della conferenza dei capi gruppo è valida quando dai partecipanti è rappresentata almeno la metà dei consiglieri in carica.
  7. I capi gruppo hanno facoltà di delegare un consigliere del proprio gruppo a partecipare alla conferenza, quando siano impossibilitati ad intervenire personalmente.
  8. Delle riunioni della conferenza dei capi gruppo viene redatto verbale, nella forma di resoconto sommario, a cura del responsabile del servizio affari generali.


Capo  IV
COMMISSIONI  CONSILIARI  PERMANENTI


Art. 8
Costituzione e composizione

  1. Il consiglio comunale, per tutta la sua durata in carica, può costituire al suo interno commissioni permanenti, stabilendone il numero e le competenze e determinando la loro composizione numerica con deliberazione adottata nell'adunanza successiva alla prima tenuta dopo l'elezione.
  2. Le commissioni permanenti sono costituite da consiglieri comunali, con esclusione del sindaco e degli assessori, che rappresentano, con criterio proporzionale, complessivamente tutti i gruppi e sono nominati dal consiglio con votazione palese nell'adunanza di cui al primo comma od in quella immediatamente successiva.
  3. In caso di dimissioni, decadenza od altro motivo che renda necessaria la sostituzione di un consigliere, il gruppo consiliare di appartenenza designa, tramite il suo capo gruppo, un altro rappresentante ed il consiglio comunale procede alla sostituzione.
  4. Il commissario che risulta assente ingiustificato in tre sedute consecutive decade dalla carica. La decadenza è pronunciata dal consiglio comunale non prima di giorni dieci dalla contestazione notificata dal presidente della commissione al consigliere interessato; contestualmente il consiglio provvede alla surroga.


Art. 9
Presidenza e convocazione delle commissioni

  1. Il presidente di ciascuna commissione permanente è eletto dalla stessa nel proprio seno, con votazione palese, a maggioranza dei voti dei componenti. Con la stessa procedura viene eletto anche un vicepresidente.
  2. L'elezione del presidente avviene nella prima riunione della commissione che è tenuta entro venti giorni da quello in cui è esecutiva la deliberazione di nomina.
  3. Il presidente convoca e presiede la commissione, fissando la data delle adunanze e gli argomenti da trattare in ciascuna di esse.
  4. La convocazione è effettuata dal presidente anche a seguito di richiesta scritta, con l'indicazione degli argomenti da trattare, allo stesso indirizzata da membri della commissione, espressione di gruppi consiliari che rappresentano almeno un terzo dei consiglieri comunali in carica. La riunione è tenuta entro quindici giorni da quello successivo alla presentazione della richiesta al protocollo generale del comune, salvo casi d’urgenza.
  5. Le convocazioni di cui ai precedenti commi sono disposte con avviso scritto, contenente l'indicazione del giorno, ora, luogo ove si tiene la riunione e dell'ordine del giorno da trattare, da recapitarsi ai componenti della commissione, nonché ai capigruppo, nel loro domicilio, almeno due giorni liberi prima di quello in cui si tiene l'adunanza. Della convocazione è inviata copia al sindaco.


Art. 10
Funzionamento delle commissioni

  1. La riunione della commissione è valida quando è presente almeno la metà dei componenti.
  2. Le sedute delle commissioni sono pubbliche. Il presidente convoca la commissione in seduta segreta esclusivamente per la trattazione di argomenti che comportano apprezzamento del comportamento e della moralità di persone o quando la pubblicità dell'adunanza può arrecare danno agli interessi del comune.
  3. Il sindaco ed i membri della giunta possono sempre partecipare, con facoltà di relazione e di intervento nella discussione degli argomenti all'ordine del giorno, alle riunioni di tutte le commissioni.
  4. Gli atti relativi agli affari iscritti all'ordine del giorno sono depositati presso la sede comunale almeno 24 ore prima della riunione, a disposizione dei membri della commissione.


Art. 11
Funzioni delle commissioni

  1. Le commissioni permanenti costituiscono articolazioni del consiglio comunale ed esercitano le loro funzioni concorrendo ai compiti d'indirizzo e di controllo politico-amministrativo allo stesso attribuiti, mediante la valutazione preliminare degli atti di programmazione finanziaria e l'approfondimento dei risultati periodici del controllo della gestione corrente e degli investimenti.
  2. Le commissioni provvedono all'esame preliminare degli atti di competenza del consiglio, alle stesse rimessi dal sindaco. Sono sottoposte obbligatoriamente all'esame delle commissioni le proposte di deliberazioni sulle quali siano stati espressi pareri non favorevoli dai responsabili dei servizi e/o dal responsabile di ragioneria, ai sensi dell'art.53 della legge 8 giugno 1990, n. 142.
  3. Le commissioni provvedono all'esercizio delle funzioni di cui al precedente comma nel più breve tempo, riferendo al consiglio con relazioni inviate al sindaco e da questi illustrate all'assemblea consiliare. D'intesa con il sindaco può riferire all'adunanza il presidente della commissione.
  4. Le commissioni hanno potere d'iniziativa per la presentazione di proposte di deliberazioni e mozioni, nell'ambito delle materie di loro competenza. Le relative proposte vengono rimesse al sindaco il quale le trasmette al responsabile del servizio interessato per l'istruttoria prevista dall'art.53 della legge 8 giugno 1990, n. 142. Quando l'istruttoria si conclude con i pareri favorevoli previsti dal citato art.53, la proposta viene iscritta all'ordine del giorno della prima adunanza ordinaria del consiglio. Se i pareri sono - tutti od in parte - contrari, la proposta è restituita dal sindaco alla commissione che può riproporla soltanto dopo l'adeguamento dei contenuti alle osservazioni effettuate dagli organi tecnico-amministrativi e purché sia assicurata la copertura finanziaria.


Art. 12
Segreteria delle commissioni - verbale delle sedute - pubblicità dei lavori

  1. Le funzioni di segretario della commissione sono svolte dal responsabile del servizio interessato.
  2. Spetta al segretario della commissione organizzare il tempestivo recapito degli avvisi di convocazione, curare la predisposizione degli atti da sottoporre alla commissione ed il loro deposito preventivo. Il segretario provvede ad ogni altro adempimento necessario e conseguente al funzionamento della commissione. Redige il verbale sommario delle adunanze che viene dallo stesso sottoscritto e depositato con gli atti dell'adunanza in conformità al quarto comma dell'art.10.
  3. Copie dei verbali delle adunanze delle commissioni sono depositate, anche per estratto, nei fascicoli degli atti deliberativi ai quali si riferiscono, perché possano essere consultate dai consiglieri comunali. Tale deposito ha carattere obbligatorio.


Capo  V
COMMISSIONI  SPECIALI


Art. 13
Commissioni d'inchiesta

  1. Su proposta sottoscritta da almeno un terzo dei consiglieri in carica, il consiglio comunale, nell'esercizio delle sue funzioni di controllo politico-amministrativo, può costituire, nel suo interno, commissioni speciali d'inchiesta sull’attività dell'amministrazione, ai sensi dell'art.19, secondo comma, della legge 25 marzo 1993, n. 81, incaricate di effettuare accertamenti su fatti, atti, provvedimenti e comportamenti tenuti dai componenti degli organi elettivi, dai responsabili degli uffici e servizi, dai rappresentanti del comune in altri organismi.
  2. La deliberazione che, con il voto favorevole della maggioranza assoluta dei consiglieri assegnati costituisce la commissione, definisce l'oggetto e l'ambito dell'indagine, i poteri e gli strumenti di cui dispone e il termine per concludere l’inchiesta e riferire al consiglio comunale. Della commissione fanno parte rappresentanti di tutti i gruppi. Nel provvedimento di nomina, adottato con votazione palese, viene designato il presidente che deve appartenere ad un gruppo di minoranza.
  3. La commissione ha tutti i poteri necessari per l'espletamento dell'incarico. Su richiesta del presidente il segretario comunale mette a disposizione della commissione tutti gli atti, anche di natura riservata, afferenti all'oggetto dell'inchiesta od allo stesso connessi.
  4. Al fine di acquisire tutti gli elementi di conoscenza necessari per l'espletamento dell'incarico ricevuto, la commissione può effettuare l'audizione di membri del consiglio, del sindaco e della giunta, del revisore dei conti, del difensore civico, del segretario comunale, dei responsabili degli uffici e servizi e dei loro dipendenti, dei rappresentanti del comune in altri enti ed organismi. I soggetti invitati alle audizioni non possono rifiutarsi. La convocazione e le risultanze dei lavori restano riservate fino alla presentazione al consiglio della relazione della commissione. I componenti della commissione ed i soggetti uditi sono vincolati al segreto d'ufficio.
  5. La redazione dei verbali della commissione, che nelle audizioni si avvale di apparecchi di registrazione, viene effettuata da un responsabile di servizio incaricato, su proposta del presidente, dal segretario comunale. I verbali sono sottoscritti da tutti i componenti e dal segretario verbalizzante.
  6. Nella relazione al consiglio la commissione espone i fatti accertati ed i risultati delle indagini eseguite, escludendo comunicazioni e riferimenti acquisiti durante le audizioni e l'inchiesta che non sono risultati, direttamente od indirettamente, connessi con l'ambito della medesima; per gli stessi è mantenuto il segreto d'ufficio di cui al precedente quarto comma.
  7. Il consiglio comunale, preso atto della relazione della commissione, adotta i provvedimenti conseguenti se di sua competenza o, in caso diverso, esprime al sindaco i propri orientamenti in merito alle deliberazioni che la giunta dovrà adottare entro un termine prestabilito.
  8. Con la presentazione della relazione al consiglio comunale la commissione conclude la propria attività ed è sciolta. Gli atti ed i verbali vengono dal coordinatore consegnati al segretario comunale che ne rilascia ricevuta e ne cura la conservazione nell'archivio dell'ente.

Art. 14
Incarichi di studio

  1. Il consiglio comunale può conferire alle commissioni permanenti incarico di studiare piani e programmi di rilevanza straordinaria, compresi fra le competenze allo stesso attribuite dalle leggi e dallo statuto, provvedendo per tale specifico fine ad assicurare alle commissioni l'opera dei dipendenti comunali e di esperti esterni, che hanno riconosciuta competenza nelle materie da trattare, scelti dal consiglio nella deliberazione d'incarico. Con la deliberazione d'incarico sono stabilite le modalità e la durata dello stesso e, in via definitiva, le competenze dovute ai membri esterni.
  2. Il presidente della commissione riferisce al consiglio, periodicamente, sull'avanzamento dei lavori e sottopone allo stesso, alla conclusione dell'incarico, la relazione e gli atti che costituiscono lo studio effettuato.


Capo  VI
I  CONSIGLIERI  SCRUTATORI


Art. 15
Designazione e funzioni

  1. All'inizio di ciascuna seduta, effettuato l'appello, il sindaco-presidente designa tre consiglieri, incaricandoli delle funzioni di scrutatore. La minoranza, se presente, deve essere sempre rappresentata, con un proprio consigliere, fra gli scrutatori.
  2. La regolarità delle votazioni palesi ed il loro esito sono accertate dal presidente. Nel caso di contestazioni sui voti espressi o di non corrispondenza fra il numero dei presenti rispetto ai votanti ed agli astenuti, il presidente dispone che la votazione sia ripetuta e che il risultato sia verificato con l'assistenza dei consiglieri scrutatori.
  3. L'assistenza degli scrutatori è obbligatoria per le votazioni a scrutinio segreto. Essi assistono il presidente nella verifica della validità delle schede e nel conteggio dei voti.


TITOLO II
I CONSIGLIERI COMUNALI


Capo  I
NORME  GENERALI


Art. 16
Riserva di legge

  1. L'elezione dei consiglieri comunali, la loro durata in carica, il numero dei consiglieri attribuito al comune e la loro posizione giuridica sono regolati dalla legge.


Capo  II
INIZIO  E  CESSAZIONE  DEL  MANDATO  ELETTIVO


Art. 17
Entrata in carica

  1. I consiglieri comunali entrano in carica all'atto della proclamazione della loro elezione da parte del presidente dell'organo elettorale preposto, secondo il vigente ordinamento elettorale amministrativo, ovvero, in caso di surrogazione, appena adottata dal consiglio la relativa deliberazione.
  2. Nella prima adunanza successiva all'elezione il consiglio comunale, prima di deliberare su qualsiasi argomento, deve esaminare la condizione degli eletti e dichiarare, con l'osservanza delle modalità prescritte, la ineleggibilità di coloro per i quali sussiste una delle cause di ineleggibilità previste dalla legge 23 aprile 1981, n. 154 e successive modificazioni, procedendo alla loro immediata surrogazione.
  3. Nel caso di successiva cessazione, per qualsiasi causa, dalla carica di consigliere comunale, si procede alla surrogazione nella prima adunanza che segue al verificarsi della stessa, e che viene tenuta entro i termini di legge convalidando l'elezione di colui che nella medesima lista ha riportato il maggior numero di preferenze dopo gli eletti, previo accertamento dell'insussistenza delle cause di ineleggibilità previste dalla legge 23 aprile 1981,n. 154 e successive modificazioni.


Art. 18
Dimissioni

  1. Le dimissioni dalla carica debbono essere presentate al protocollo generale dai consiglieri con comunicazione scritta e sottoscritta, indirizzata al consiglio comunale.
  2. Non è prescritto che la comunicazione di dimissioni sia integrata da motivazioni. Se queste sono dichiarate devono essere formulate in maniera chiara ed esplicita.
  3. Le dimissioni sono irrevocabili, non necessitano di presa d'atto e sono immediatamente efficaci.
  4. Il consiglio comunale procede alla surrogazione in seduta pubblica, previo accertamento dell'insussistenza di condizioni di ineleggibilità e di incompatibilità per il soggetto surrogante, entro dieci giorni dalla data di presentazione delle dimissioni, salvo i casi previsti dalla legge.



Art. 19
Decadenza e rimozione dalla carica

  1. Qualora nel corso del mandato si rilevi l'esistenza di una causa di ineleggibilità preesistente all'elezione e non rimossa nei termini e nei modi previsti dall'art.2 della legge 23 aprile 1981, n. 154, il consiglio comunale pronuncia la decadenza dalla carica del consigliere interessato ai sensi dell'art.9 bis del T.U. 16 maggio 1960, n. 570.
  2. Quando successivamente all'elezione si verifichi alcuna delle condizioni previste dalla legge 23 aprile 1981, n. 154 e successive modificazioni, come causa di ineleggibilità ovvero esista al momento della elezione o si verifichi successivamente alcuna delle condizioni di incompatibilità previste dalla legge predetta, il consiglio la contesta all’interessato e attiva la procedura di cui all'art.7 della legge citata. A conclusione della procedura, se la condizione di ineleggibilità o di incompatibilità risulta rimossa, il consiglio ne prende atto senza adottare provvedimenti nei confronti del consigliere interessato. In caso contrario lo dichiara decaduto.
  3. I consiglieri comunali possono essere rimossi dalla carica quando compiano atti contrari alla costituzione, o per gravi o persistenti violazioni di legge o per gravi motivi di ordine pubblico.
  4. I consiglieri comunali decadono di diritto dalla carica dalla data di passaggio in giudicato della sentenza di condanna per i delitti di cui al primo comma dell'art.15 della legge 19 marzo 1990, n. 55 e successive modificazioni, o dalla data in cui diviene definitivo il provvedimento dell’autorità giudiziaria che applica la misura di prevenzione.
  5. Il sindaco, avuta conoscenza di uno dei provvedimenti di cui ai precedenti commi tre e quattro, convoca il consiglio comunale che prende atto degli stessi ed adotta le deliberazioni conseguenti.
  6. Il consigliere che, senza giustificato motivo, non interviene a tre sedute consiliari consecutive o a cinque sedute nell'arco dell'anno, viene dichiarato decaduto, ai sensi dello statuto. La decadenza viene dichiarata dal consiglio nella seduta immediatamente successiva alla scadenza del termine concesso dal sindaco, cui spetta promuovere il procedimento, per la presentazione di eventuali giustificazioni. Prima di dichiarare la decadenza il consiglio esamina le eventuali giustificazioni, presentate per iscritto dall'interessato, e decide conseguentemente.
  7. La surrogazione dei consiglieri decaduti o rimossi dalla carica ha luogo nella stessa seduta nella quale viene dichiarata la decadenza, previo accertamento dell'insussistenza di condizioni di ineleggibilità od incompatibilità per il soggetto surrogante.


Art.20
Sospensione della carica – sostituzione

  1. I consiglieri comunali sono sospesi di diritto dalla carica quando sopravviene, dopo l'elezione, una delle condizioni previste dall'art.15, comma 4 bis, della legge 19 marzo 1990, n. 55 e successive modificazioni, sempre che non si verifichi una delle cause di decadenza di cui al comma 4 quinquies del predetto art.15.
  2. Il prefetto, ai sensi dell'art.15, comma 4 ter, della legge 19 marzo 1990, n. 55, sostituito dall'art.2 della legge 12 gennaio 1994, n. 30, accertata la sussistenza di una delle cause di sospensione di cui ai precedenti commi, provvede a notificare il provvedimento al consiglio comunale, in persona del sindaco. Questi dispone la notifica di copia del provvedimento al consigliere e procede alla convocazione del consiglio comunale.
  3. Il consiglio comunale nella prima adunanza successiva alla notificazione del provvedimento di sospensione e comunque non oltre trenta giorni da essa, ne prende atto e procede alla temporanea sostituzione del consigliere sospeso affidando la supplenza per l'esercizio delle funzioni di consigliere al candidato della stessa lista che ha riportato, dopo gli eletti, il maggior numero di voti. La supplenza ha termine con la cessazione della sospensione. Qualora sopravvenga la decadenza si fa luogo alla surrogazione.
  4. Il consigliere comunale sospeso non può esercitare nessuna delle funzioni connesse e conseguenti alla carica, sia nell'ambito del comune, sia in altri enti, istituzioni ed organismi.


Capo  III
DIRITTI  DEI  CONSIGLIERI


Art. 21
Diritto d'iniziativa

  1. I consiglieri hanno diritto d'iniziativa su ogni argomento sottoposto a deliberazione del consiglio comunale.
  2. I consiglieri hanno facoltà di presentare proposte di deliberazioni concernenti materie comprese nella competenza del consiglio comunale stabilita dalla legge e dallo statuto.
  3. La proposta di deliberazione, formulata per scritto ed accompagnata da una relazione illustrativa, ambedue sottoscritte dal consigliere proponente, è inviata al responsabile del servizio interessato per l'istruttoria amministrativa e per l'acquisizione dei pareri di cui all'art.53 della legge 142/1990. Nel caso che la proposta risulti estranea alle competenze del consiglio, non legittima o priva della copertura finanziaria, il sindaco comunica al consigliere proponente che la stessa non può essere sottoposta al consiglio comunale. La comunicazione è inviata per conoscenza ai capi gruppo. Se l'istruttoria si è conclusa favorevolmente, il sindaco iscrive la proposta all'ordine del giorno del consiglio comunale indicando, con l'oggetto, il consigliere proponente.
  4. I consiglieri hanno facoltà di presentare emendamenti sulle proposte di deliberazione iscritte all'ordine del giorno del consiglio comunale.
  5. Costituiscono emendamenti le correzioni di forma, le modificazioni, integrazioni e parziali sostituzioni del testo della proposta di deliberazione. Gli emendamenti sono presentati, per iscritto, al sindaco, entro il secondo giorno precedente quello dell'adunanza.
  6. Le proposte di emendamenti pervenute prima dell'adunanza sono subito trasmesse dal sindaco al funzionario competente che ne cura con procedura d'urgenza l'istruttoria.
  7. Le votazioni sugli emendamenti precedono quella sulla proposta di deliberazione. Non sono, però, ammessi alla discussione e al voto gli emendamenti che, seppure presentati nei termini di cui al comma 5, comportano maggiori spese per le quali non è stato acquisito il parere favorevole del responsabile di ragioneria, di cui all'art.53 della legge 142/1990.


Art. 22
Attività ispettiva - interrogazioni, interpellanze e mozioni

  1. I consiglieri nell'esercizio dell’attività e del sindacato ispettivo di cui al primo comma dell'art.19 della legge 25 marzo 1993, n. 81, hanno diritto di presentare al sindaco interrogazioni, interpellanze e mozioni su argomenti che riguardano direttamente le funzioni di indirizzo e controllo politico-amministrativo del consiglio comunale e le altre competenze allo stesso attribuite dalle leggi e dallo statuto.
  2. L'interrogazione consiste nella richiesta rivolta al sindaco ed alla giunta per avere informazioni circa la sussistenza o la verità di un fatto determinato, o per saper se alcuna informazione è giunta in ufficio o se sia esatta e se si sia preso o si stia per prendere una decisione.
  3. L’interpellanza consiste nella richiesta al sindaco circa i motivi o gli intendimenti della condotta del sindaco stesso o della giunta.
  4. Le interrogazioni e le interpellanze sono sempre formulate per iscritto e firmate dai proponenti.
  5. Il sindaco o l'assessore da lui delegato risponde, entro trenta giorni, alle interrogazioni e ad ogni altra istanza di sindacato ispettivo presentata dai consiglieri.  La risposta è data, di norma, nella prima adunanza del consiglio che si tiene entro il termine previsto dall'art.19 della legge 25 marzo 1993, n. 81. Nel caso in cui entro il termine predetto non si tengano adunanze del consiglio, la risposta è data per iscritto.
  6. Quando l'interrogazione ha carattere urgente può essere effettuata anche durante l'adunanza, subito dopo la trattazione di quelle presentate nei termini ordinari. Il consigliere interrogante rimette copia del testo al sindaco e ne dà diretta lettura al consiglio. Il sindaco dà risposta immediata se lo stesso dispone degli elementi necessari. In caso contrario si riserva di dare risposta scritta all'interrogante entro trenta giorni da quello di presentazione.
  7. Le interrogazioni e le interpellanze non possono dar luogo a discussione; è ammesso soltanto un breve intervento di uno degli interroganti o interpellanti per dichiarare se sia soddisfatto o meno della risposta ricevuta.
  8. La mozione consiste in una proposta, sottoposta alla decisione del consiglio comunale, nell'ambito delle competenze per lo stesso stabilite dalla legge e dallo statuto, riferita all'esercizio delle funzioni di indirizzo e controllo politico-amministrativo, alla promozione di iniziative e di interventi da parte del consiglio, del sindaco o della giunta nell'ambito dell’attività del comune e degli enti ed organismi allo stesso appartenenti od ai quali partecipa.  La mozione si conclude con una risoluzione che non comporta l'acquisizione dei pareri di cui all'art. 53 della legge 142/1990 ed è sottoposta all'approvazione del consiglio, nelle forme previste per la votazione delle deliberazioni.
  9. Le mozioni devono essere presentate per iscritto al sindaco, sottoscritte dal consigliere proponente, e sono iscritte, di norma, all'ordine del giorno della prima adunanza del consiglio convocata dopo la loro presentazione.



Art. 23
Richiesta di convocazione del consiglio

  1. Il sindaco è tenuto a riunire il consiglio comunale, in un termine non superiore a 20 giorni, quando lo richieda almeno un quinto dei consiglieri, inserendo all'ordine del giorno gli argomenti dagli stessi richiesti, se questi rientrano tra le materie di competenza del consiglio.
  2. Il termine di cui al precedente comma decorre dal giorno nel quale perviene al comune la richiesta dei consiglieri, che viene immediatamente registrata al protocollo generale dell'ente.
  3. Quando nella richiesta è precisato che per gli argomenti da iscrivere all'ordine del giorno il consiglio comunale dovrà effettuare soltanto un esame ed un dibattito generale, senza adottare deliberazioni o risoluzioni, per ciascuno di essi i consiglieri richiedenti debbono allegare una relazione che illustra l'oggetto da trattare. Nel caso che sia proposta l'adozione di deliberazioni, la trattazione di interrogazioni e l'adozione di mozioni e risoluzioni, deve essere osservato quanto stabilito dagli artt.21 e 22 del presente regolamento.
  4. Nel caso di inosservanza dell'obbligo di convocazione del consiglio, di cui al primo comma, previa diffida, provvede il prefetto, in conformità a quanto stabilito dal quarto comma dell'art.36 della legge 8 giugno 1990, n. 142.


Art. 24
Diritto d'informazione e di accesso agli atti amministrativi

  1. I consiglieri comunali hanno diritto di ottenere dagli uffici del comune, dalle sue aziende, istituzioni ed enti dipendenti, tutte le informazioni in loro possesso, utili all'espletamento del mandato elettivo.
  2. I consiglieri comunali hanno diritto di accesso e di consultazione di tutti gli atti dell'amministrazione comunale, esclusi quelli riservati per legge o regolamento, in conformità all'art.7, comma terzo, della legge 8 giugno 1990, n.142 ed all'art.24 della legge 7 agosto 1990, n. 241.
  3. L'esercizio dei diritti di cui al primo e secondo comma è effettuato ai sensi e con le modalità previste dall’apposito regolamento comunale.
  4. I consiglieri comunali sono tenuti al segreto nei casi specificatamente determinati dalla legge.


Art. 25
Diritto al rilascio di copie di atti e documenti

  1. I consiglieri comunali, con motivata richiesta nella quale indicano le specifiche finalità d'uso connesse all'esercizio del loro mandato, hanno diritto al rilascio di copia di atti e documenti, ai sensi e con le modalità previste dall’apposito regolamento comunale.
  2. Le copie vengono rilasciate in carta libera con espressa indicazione che il loro uso è limitato all'esercizio dei diritti elettorali connessi alla carica di consigliere comunale, ai sensi dell'allegato B, n. 1, del D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 642 ed in esenzione dei diritti di segreteria, per lo stesso motivo, in conformità al n. 8 della tabella D allegata alla legge 8 giugno 1962, n. 604 e successive modificazioni.
  3. Per le copie di atti e documenti di cui al presente articolo non sono addebitabili al consigliere comunale rimborsi di costi di ricerca, visura, fotocopia e rilascio sia perché l'esercizio del diritto di accesso attiene all'esercizio della funzione pubblica di cui il richiedente è portatore, sia perché in nessun caso egli può fare uso privato dei documenti cosi' acquisiti.


Art. 26
Diritto di sottoporre le deliberazioni della giunta a controllo preventivo di legittimità

  1. Contestualmente all’affissione all’albo comunale le deliberazioni della giunta comunale sono trasmesse in elenco ai capigruppo consiliari; i relativi testi sono a disposizione dei consiglieri presso la segretaria comunale.
  2. Le deliberazioni della giunta e del consiglio sono sottoposte al controllo preventivo di legittimità, ai sensi e nei casi previsti dalla legge.
  3. Le richieste avanzate da un quarto dei consiglieri, ai fini di cui all’art.17, comma 38, della legge 127/1995, devono indicare la data, il numero e l’oggetto della deliberazione, i motivi della richiesta stessa, con l’indicazione delle norme violate, e devono essere indirizzate al segretario comunale e, per conoscenza, al sindaco ed al comitato regionale di controllo e fatte pervenire entro il termine di dieci giorni dall’affissione all’albo delle deliberazioni. Il segretario comunale provvede all’invio dell’atto al comitato di controllo entro i cinque giorni non festivi successivi a quello in cui perviene la richiesta.


Capo  IV
ESERCIZIO  DEL  MANDATO  ELETTIVO


Art. 27
Diritto di esercizio del mandato elettivo

  1. I consiglieri comunali, per l'esercizio del mandato elettivo, hanno diritto ai permessi retribuiti ed alle aspettative non retribuite nei limiti ed alle condizioni stabilite dalla legge.
  2. Ai consiglieri comunali, inoltre, sono dovute le indennità di legge.
  3. I consiglieri comunali che risiedono fuori del capoluogo del comune - definito secondo il piano topografico dell'ultimo censimento - hanno diritto al rimborso delle spese di viaggio effettivamente sostenute, entro i limiti del territorio provinciale, per la partecipazione alle sedute del consiglio comunale, delle commissioni consiliari permanenti e delle altre commissioni di cui ai precedenti commi, nonché per la loro presenza necessaria presso la sede degli uffici per lo svolgimento delle funzioni proprie o delegate.
  4. I consiglieri comunali, formalmente e specificatamente delegati a recarsi, per ragioni del loro mandato, fuori del territorio comunale hanno diritto al rimborso delle spese di viaggio effettivamente sostenute, nonché all’indennità di missione od al rimborso delle spese di pernottamento e soggiorno documentate, secondo quanto stabilito dalla legge e dall'apposito regolamento comunale.  Tali norme si applicano anche per la partecipazione alle riunioni degli organi nazionali e regionali delle associazioni fra gli enti locali che hanno rilevanza nazionale.
  5. Il consiglio comunale, in conformità a quanto dispone l'art.23 della legge 27 dicembre 1985, n. 816, può deliberare di assicurare i suoi componenti contro i rischi conseguenti all'espletamento del mandato.



Art. 28
Divieto di mandato imperativo

  1. Ogni consigliere comunale rappresenta la comunità ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato.
  2. Nell'adempimento delle funzioni connesse alla carica elettiva egli ha pertanto piena libertà d'azione, di espressione e di voto.



Art. 29
Partecipazione alle adunanze

  1. Il consigliere comunale è tenuto a partecipare a tutte le adunanze del consiglio.
  2. Nel caso di assenza la giustificazione può avvenire mediante motivata comunicazione scritta, inviata al sindaco. La giustificazione può essere effettuata anche mediante motivata comunicazione fatta al consiglio dal capo del gruppo al quale appartiene il consigliere assente.
  3. Ogni consigliere può chiedere, con lettera diretta al sindaco, di essere considerato in congedo per un periodo di tempo non superiore a tre mesi, senza obbligo di fornire motivazioni.
  4. Delle giustificazioni viene presa nota a verbale.
  5. Il consigliere che si assenta definitivamente dall'adunanza deve, prima di lasciare la sala, avvertire la segreteria perché sia presa nota a verbale.



Art. 30
Astensione obbligatoria

  1. I consiglieri comunali devono astenersi dal prendere parte direttamente od indirettamente in servizi, esazioni, forniture e somministrazioni continuative o ricorrenti, appalti, concessioni di lavori e gestione di servizi, incarichi professionali remunerati, riguardanti il comune e le istituzioni, aziende ed organismi dallo stesso dipendenti o soggetti a controllo politico-amministrativo.
  2. Tale obbligo sussiste sia quando si tratti di interesse proprio dei consiglieri, sia dei loro congiunti od affini fino al quarto grado civile.
  3. Il divieto di cui ai precedenti commi comporta l'obbligo di assentarsi dall'adunanza per tutto il tempo della discussione e votazione delle relative deliberazioni.
  4. I consiglieri obbligati ad astenersi e ad assentarsi ne informano il segretario comunale che dà atto a verbale dell'avvenuta osservanza di tale obbligo.


Art. 31
Responsabilità personale - esonero

  1. Il consigliere comunale è responsabile, personalmente, dei voti espressi in favore o contro i provvedimenti deliberati dal consiglio.
  2. E' esente da responsabilità conseguente all'adozione di un provvedimento deliberativo il consigliere che abbia dichiarato, prima della votazione, il proprio dissenso od abbia espresso voto contrario, chiedendo di far risultare a verbale la sua posizione.
  3. E' parimenti esente da responsabilità il consigliere assente dall'adunanza o che per legittimi motivi non abbia preso parte alla votazione.
  4. Si applicano ai consiglieri comunali le disposizioni in materia di responsabilità stabilite dal primo e quarto comma dell'art.58 della legge 8 giugno 1990, n. 142.


Capo  V
NOMINE  ED  INCARICHI  AI  CONSIGLIERI  COMUNALI


Art. 32
Nomine e designazioni di consiglieri comunali - divieti

  1. 1. Nei casi in cui la legge, lo statuto od i regolamenti prevedono che di un determinato organo, collegio o commissione debba far parte un consigliere comunale, questi deve essere sempre nominato o designato dal consiglio.
  2. Si applica, nei casi suddetti, la norma di cui all'art.5 della legge 23 aprile 1981, n. 154.
  3. Quando è stabilito che la nomina avviene per elezione da parte del consiglio comunale, la stessa è effettuata in seduta pubblica, con voto espresso con scheda segreta.
  4. Nei casi in cui è previsto espressamente che la nomina avvenga per designazione dei gruppi consiliari, compete a ciascun capo gruppo comunicare alla presidenza ed al consiglio, in seduta pubblica ed in forma palese, il nominativo del consigliere designato. Il consiglio approva, con voto palese, la costituzione dell'organo o della rappresentanza comunale espressa con le modalità di cui al presente comma.
  5. Si osservano le disposizioni stabilite dallo statuto per assicurare condizioni di pari opportunità ai sensi della legge 10 aprile 1991, n. 125 e dell'art.27 della legge 25 marzo 1993, n. 81.



Art. 33
Funzioni rappresentative

  1. I consiglieri sono invitati a partecipare alle cerimonie, celebrazioni e manifestazioni indette dall'amministrazione comunale.
  2. Per la partecipazione del comune a particolari cerimonie o celebrazioni, può essere costituita una delegazione consiliare, composta dal sindaco e da un rappresentante per ciascun gruppo politico. Essa interviene assieme alla giunta comunale.
  3. La delegazione consiliare viene costituita dal sindaco.


Art. 34
Deleghe del sindaco

  1. Il sindaco, quale ufficiale di governo, può conferire delega per le funzioni previste dall'art.10 e dall'art.38, primo comma, della legge 8 giugno 1990, n. 142, ad un consigliere comunale, per l'esercizio di tali funzioni nei quartieri e nelle frazioni.
  2. Il sindaco deve effettuare preventiva comunicazione al prefetto della delega che intende conferire.
  3. Nel provvedimento sono indicate le funzioni delegate e la delimitazione dell'ambito territoriale nel quale il consigliere comunale è delegato ad esercitarle. Il provvedimento è sottoscritto, per accettazione dell'incarico, dal delegato. La delega può essere revocata dal sindaco in qualsiasi momento, senza necessità di motivazioni. L'esercizio delle funzioni da parte del delegato cessa dal momento della notifica del provvedimento di revoca.



TITOLO III
FUNZIONAMENTO DEL CONSIGLIO COMUNALE

Capo  I
CONVOCAZIONE



Art. 35
Competenza

  1. La convocazione del consiglio comunale è effettuata dal sindaco.
  2. In conformità a quanto dispone il comma 2 bis dell'art.1 della legge 25 marzo 1993, n. 81, nella stessa inserito dall'art.1 della legge 15 ottobre 1993, n. 415, la prima seduta del consiglio comunale successiva alle elezioni deve essere convocata dal sindaco neoeletto entro il termine perentorio di dieci giorni dalla proclamazione e deve tenersi entro il termine di dieci giorni dalla convocazione. In caso di inosservanza dell'obbligo di convocazione, provvede in via sostitutiva il prefetto.



Art. 36
Avviso di convocazione

  1. La convocazione del consiglio comunale è disposta a mezzo di avvisi, con le modalità di cui al presente regolamento.
  2. L'avviso di convocazione contiene l'indicazione del giorno e dell'ora dell'adunanza e della sede dove la stessa sarà tenuta, con invito ai consiglieri comunali a parteciparvi. Nel caso che siano previste sospensioni temporanee dei lavori nel corso della giornata di riunione, nell'avviso vengono indicati gli orari di inizio, interruzione e ripresa dell'adunanza. Quando è previsto che i lavori si svolgano in più giorni, sono indicate la data e l'ora di inizio di ciascuna riunione, con la precisazione che trattasi di prosecuzione della medesima adunanza.
  3. Il consiglio comunale è convocato in sessione ordinaria per l'adozione dei provvedimenti previsti dallo statuto.
  4. Il consiglio è convocato in sessione straordinaria in tutti gli altri casi, su determinazione del sindaco o su richiesta di almeno un quinto dei consiglieri.
  5. Il consiglio è convocato d'urgenza quando sussistono motivi rilevanti ed indilazionabili che rendono necessaria l'adunanza.
  6. Nell'avviso deve essere sempre precisato se l'adunanza ha carattere ordinario, straordinario o d'urgenza e se la stessa si tiene in prima od in seconda convocazione. Nell'avviso è indicato che gli argomenti da trattare sono quelli elencati nell'ordine del giorno.
  7. L'avviso di convocazione e l'ordine del giorno sono muniti in calce del bollo del comune e firmati dal sindaco.



Art. 37
Ordine del giorno

  1. L'elenco degli argomenti da trattare in ciascuna adunanza del consiglio comunale ne costituisce l'ordine del giorno.
  2. L'iniziativa delle proposte da iscrivere all'ordine del giorno spetta al sindaco  ed ai consiglieri comunali.
  3. Per le proposte di deliberazioni, mozioni ed interrogazioni presentate dai consiglieri comunali, si osserva quanto stabilito dagli artt.11, quarto comma, 21 e 22.
  4. Il referto del revisore dei conti su gravi irregolarità rilevate sulla gestione è iscritto all'inizio dell'ordine del giorno dell'adunanza del consiglio da tenersi entro 15 giorni da quello della sua presentazione, salvo che la gravità dei fatti renda necessario che la riunione avvenga nei termini d'urgenza.
  5. Gli argomenti sono indicati nell'ordine del giorno, pur con la necessaria concisione, con definizioni chiare e specifiche, tali da consentire ai consiglieri di individuarne con certezza l'oggetto.
  6. Sono elencati distintamente nell'ambito dell'ordine del giorno, sotto l'indicazione "seduta segreta", gli argomenti per i quali ricorrono le condizioni di cui all'art.46. Tutti gli altri argomenti elencati sono trattati in seduta pubblica.
  7. L'ordine del giorno è inserito od allegato all'avviso di convocazione del quale costituisce parte integrante.


Art. 38
Avviso di convocazione - consegna - modalità

  1. L'avviso di convocazione del consiglio, con l'ordine del giorno, deve essere notificato ai consiglieri, con le modalità previste dallo statuto.
  2. Nel caso in cui la notifica avvenga tramite il messo comunale, questi rimette alla segreteria comunale la dichiarazione di avvenuta consegna, contenente l'indicazione del giorno e dell'ora in cui la stessa è stata effettuata e la firma del ricevente. La dichiarazione di avvenuta consegna può avere forma di elenco-ricevuta, comprendente più destinatari, sul quale vengono apposte le firme dei riceventi e del messo. I documenti comprovanti l’avvenuta consegna sono conservati a corredo degli atti dell'adunanza consiliare.
  3. I consiglieri che non risiedono nel comune devono designare, entro dieci giorni dalla proclamazione della elezione, un domiciliatario residente nel comune indicando, con lettera indirizzata al sindaco, il nominativo e l'indirizzo della persona alla quale devono essere consegnati gli avvisi di convocazione ed ogni altro atto pertinente alla carica, esonerando l'amministrazione da qualsiasi responsabilità nel caso in cui il domiciliatario non provveda a recapitare tempestivamente tali documenti.
  4. Fino a quando non è effettuata la designazione di cui al precedente comma, il sindaco provvede a far spedire l'avviso di convocazione al domicilio anagrafico del consigliere, a mezzo di raccomandata postale con avviso di ricevimento, o, nei casi d’urgenza, mediante telegramma senza bisogno di osservare altre particolari formalità. La spedizione deve avvenire entro il termine previsto per la consegna dell'avviso al domicilio. Con tale spedizione si considera osservato, ad ogni effetto, l'obbligo di consegna dell'avviso di convocazione e rispettati i termini fissati dalla legge e dal regolamento.



Art. 39
Avviso di convocazione - consegna - termini

  1. L'avviso di convocazione per le adunanze ordinarie deve essere consegnato ai consiglieri almeno cinque giorni prima di quello stabilito per la riunione; nel computo è escluso il “dies a quo”.
  2. Per le adunanze straordinarie la consegna dell'avviso deve avvenire almeno tre giorni prima di quello stabilito per la riunione; nel computo è escluso il "dies a quo".
  3. Nei termini di cui ai precedenti commi sono inclusi i giorni festivi ricorrenti per calendario.
  4. Per le adunanze convocate d'urgenza, l'avviso deve essere consegnato almeno 24 ore prima di quella stabilita per la riunione.
  5. Per le adunanze di seconda convocazione l'avviso deve essere consegnato ai consiglieri risultati assenti alla seduta di prima convocazione almeno un giorno libero prima di quello nel quale è indetta la riunione.
  6. Nel caso che, dopo la consegna degli avvisi di convocazione, si debbano aggiungere all'ordine del giorno delle adunanze ordinarie e straordinarie argomenti urgenti o sopravvenuti, occorre darne avviso scritto ai consiglieri almeno 24 ore prima della riunione, comunicando l'oggetto degli argomenti aggiunti.
  7. I motivi dell'urgenza delle convocazioni di cui al comma quarto e dei provvedimenti aggiunti all'ordine del giorno di cui al comma sesto possono essere sindacati dal consiglio comunale, il quale può stabilire, a maggioranza dei presenti, che la loro trattazione sia rinviata ad altro giorno stabilito dal consiglio stesso. L'avviso del rinvio viene comunicato soltanto ai consiglieri assenti dall'adunanza nel momento in cui questo è stato deciso.
  8. L'eventuale ritardata consegna dell'avviso di convocazione è sanata quando il consigliere interessato partecipa all'adunanza del consiglio alla quale era stato invitato.


Art. 40
Ordine del giorno - pubblicazione e diffusione

  1. L'elenco degli argomenti da trattare nelle adunanze ordinarie e straordinarie è pubblicato, sotto la responsabilità del segretario comunale, all’albo comunale almeno il giorno precedente quello fissato per la riunione.
  2. Entro i termini previsti per la consegna ai consiglieri comunali, copia dell'avviso di convocazione e dell'ordine del giorno delle adunanze - inclusi quelli aggiuntivi - viene inviata a cura della segreteria comunale assicurandone il tempestivo recapito:
    -  al segretario comunale;
    -  al revisore dei conti in adempimento all'obbligo previsto dal secondo comma  dell'art.105 del D.Lgs. 25 febbraio 1995, n. 77;
    -  al difensore civico;
    -  ai responsabili degli uffici e servizi comunali;
    -  alla Prefettura.
  3. Il sindaco, per le adunanze nelle quali saranno trattati argomenti di particolare importanza per la comunità, può disporre la pubblicazione di manifesti per far noto il giorno e l'ora di convocazione del consiglio e gli argomenti, fra quelli iscritti all'ordine del giorno, ai quali viene attribuita speciale rilevanza.

 


Capo  II
ORDINAMENTO  DELLE  ADUNANZE


Art. 41
Deposito degli atti

  1. Gli atti relativi agli argomenti iscritti all'ordine del giorno devono essere depositati presso la segreteria comunale almeno il giorno antecedente quello della seduta. In ogni caso gli atti relativi alle adunanze convocate d'urgenza o ad argomenti aggiunti all'ordine del giorno, sono depositati almeno 24 ore prima della riunione.
  2. L'orario di consultazione viene stabilito periodicamente dal sindaco, sentita la conferenza dei capi gruppo.
  3. Nessuna proposta può essere sottoposta a deliberazione definitiva del consiglio se non è stata depositata entro i termini di cui ai precedenti comma, nel testo completo dei pareri di cui all'art.53 della legge 8 giugno 1990, n. 142, corredata di tutti i documenti necessari per consentirne l'esame. I consiglieri hanno diritto di consultare gli atti d'ufficio richiamati o citati negli schemi di deliberazione depositati o comunque direttamente attinenti alle proposte depositate.
  4. All'inizio della riunione le proposte ed i documenti devono essere depositati nella sala dell'adunanza e nel corso di essa ogni consigliere può consultarli.
  5. Le proposte relative alla modifica dello statuto devono essere comunicate ai capi gruppo consiliari almeno dieci giorni prima dell'adunanza nella quale dovrà esserne iniziato l'esame. Con la comunicazione viene inviata copia degli atti e delle relazioni concernenti gli argomenti suddetti.
  6. Il regolamento di contabilità stabilisce il termine entro il quale sono presentati dalla giunta al consiglio comunale gli schemi del bilancio annuale di previsione, della relazione previsionale e programmatica e del bilancio pluriennale, con gli allegati prescritti e la relazione dell'organo di revisione.
  7. Il regolamento di contabilità stabilisce il termine entro il quale devono essere depositati a disposizione dei consiglieri comunali il rendiconto della gestione, gli allegati prescritti e la relazione del revisore dei conti.

Art. 42
Adunanze di prima convocazione

  1. Il consiglio comunale, in prima convocazione, non può deliberare se non interviene almeno la metà dei consiglieri assegnati al comune, escluso il sindaco.
  2. L'adunanza si tiene all'ora fissata nell'avviso di convocazione. Il numero dei presenti viene accertato mediante l'appello nominale, eseguito dal segretario comunale ed i cui risultati sono annotati a verbale. Qualora i consiglieri non siano inizialmente presenti nel numero prescritto, il sindaco-presidente dispone che si rinnovi l'appello quando tale numero risulta raggiunto.
  3. Nel caso in cui trascorsa un'ora da quella fissata nell'avviso di convocazione ed eseguito l'appello sia constatata la mancanza del numero dei consiglieri necessario per validamente deliberare, il sindaco-presidente ne fa prendere atto a verbale e dichiara deserta l'adunanza.
  4. Dopo l'appello effettuato all'inizio dell'adunanza, si presume la presenza in aula del numero dei consiglieri richiesto per la legalità della riunione. I consiglieri che entrano o che si assentano dall'adunanza dopo l'appello, sono tenuti a darne avviso al segretario comunale il quale, quando in base a tali comunicazioni accerta che i presenti sono in numero inferiore a quello previsto dal primo comma, avverte il sindaco-presidente che può far richiamare in aula i consiglieri momentaneamente assentatisi e, se ne ravvisa la necessità, disporre la ripetizione dell'appello. Nel caso che dall'appello risulti che il numero dei consiglieri è inferiore a quello necessario, il sindaco-presidente dispone la sospensione temporanea dell'adunanza, a sua discrezione fino a 15 minuti, dopo la quale viene effettuato un nuovo appello dei presenti. Ove dallo stesso risulti che il numero dei presenti è tuttora inferiore a quello prescritto per la validità dell'adunanza, questa viene dichiarata deserta per gli argomenti a quel momento rimasti da trattare. Di ciò viene preso atto a verbale, indicando il numero dei consiglieri presenti al momento della chiusura della riunione.
  5. I consiglieri che escono dalla sala prima della votazione non si computano nel numero necessario a rendere legale l'adunanza.



Art. 43
Adunanze di seconda convocazione

  1. L'adunanza di seconda convocazione fa seguito, in giorno diverso, per ogni argomento iscritto all'ordine del giorno, ad altra riunione andata deserta per mancanza del numero legale.
  2. L'adunanza che segue ad una prima iniziata con la presenza del numero legale dei consiglieri ed interrotta nel suo corso per essere venuto meno il numero minimo dei presenti, è pure essa di seconda convocazione per gli affari rimasti da trattare nella prima.
  3. Nell'adunanza di seconda convocazione, che deve aver luogo in un giorno diverso da quello in cui fu convocata la prima, le deliberazioni, escluse quelle di cui al comma successivo, sono valide purché intervengano almeno un terzo dei consiglieri assegnati, escluso il sindaco.
  4. Il giorno e l'ora delle sedute di seconda convocazione sono stabiliti dal sindaco. La convocazione viene effettuata con avvisi scritti la cui consegna ha luogo con le modalità previste per la prima convocazione e nel termine di cui al quinto comma dell'art.39.
  5. Quando l'avviso spedito per la prima convocazione stabilisca anche il giorno e l'ora per la seconda, nel caso che essa si renda necessaria, il sindaco è tenuto ad inviare l'invito per la stessa ai soli consiglieri che non sono intervenuti alla prima convocazione o che sono risultati assenti al momento in cui tale seduta, legalmente costituitasi, fu dichiarata deserta. Tali avvisi debbono essere consegnati almeno 24 ore prima di quella fissata per la seconda convocazione.
  6. Trascorsa un'ora da quella fissata per l'inizio della seduta di seconda convocazione ed ove manchi il numero minimo previsto per renderla valida, essa viene dichiarata deserta.
  7. Quando l'urgenza lo richieda, all'ordine del giorno di un'adunanza di seconda convocazione possono essere aggiunti argomenti non compresi nell'ordine del giorno di quella di prima convocazione andata deserta. Tali argomenti debbono essere iscritti e trattati nella riunione dopo quelli di seconda convocazione e per essi la seduta ha il carattere e richiede le presenze previste per la prima convocazione. L'aggiunta di tali argomenti deve essere resa nota a tutti i consiglieri con avviso da inviarsi almeno 24 ore prima dell'adunanza. In questo caso può essere richiesto il rinvio della loro trattazione in conformità a quanto stabilito dall'art.39 del presente regolamento.
  8.     8. Nel caso di argomenti rinviati dal consiglio per la trattazione in una seduta successiva, oppure di seduta che segue ad altra che fu volontariamente interrotta per motivo diverso dalla mancanza del numero legale dei presenti, la nuova adunanza mantiene il carattere di "prima convocazione".



Art. 44
Partecipazione degli assessori esterni

  1. Gli assessori esterni partecipano alle adunanze del consiglio comunale per effettuare relazioni ed esprimere chiarimenti, notizie ed informazioni loro richiesti, tramite il sindaco-presidente, dal consiglio, senza diritto di voto.
  2. La loro partecipazione alle adunanze del consiglio comunale non è computata ai fini della determinazione delle presenze necessarie per la legalità della seduta e delle maggioranze per le votazioni.


Capo  III
PUBBLICITA' DELLE  ADUNANZE


Art. 45
Adunanze pubbliche

  1. Le adunanze del consiglio comunale sono pubbliche, salvo quanto stabilito dall'art.46.
  2. Nell'apposito spazio riservato al pubblico, chiunque può assistere alle adunanze.



Art. 46
Adunanze segrete

  1. L'adunanza del consiglio comunale si tiene in forma segreta quando vengono trattati argomenti che comportano apprezzamento della capacità, moralità, correttezza o sono esaminati fatti e circostanze che richiedono valutazioni delle qualità morali e delle capacita' professionali di persone.
  2. Gli argomenti da esaminare in seduta segreta sono precisati nell'ordine del giorno dell'adunanza.
  3. Quando nella discussione di un argomento in seduta pubblica siano introdotte valutazioni sulla moralità, correttezza, capacità e comportamenti di persone il sindaco-presidente invita i consiglieri a chiuderla, senza ulteriori interventi. Il consiglio, su proposta motivata di almeno tre consiglieri, può deliberare, a maggioranza di voti, il passaggio in seduta segreta per continuare il dibattito. Il sindaco-presidente, prima di autorizzare la ripresa dei lavori, dispone che le persone estranee al consiglio, escluse quelle di cui al successivo comma, escano dall'aula.
  4. Durante le adunanze segrete possono restare in aula, oltre ai componenti del consiglio ed al segretario comunale, il vice segretario ed un addetto dell'ufficio di segreteria, vincolati al segreto d'ufficio.



Art. 47
Adunanze "aperte"

  1. Quando si verificano le particolari condizioni previste dallo statuto o rilevanti motivi d'interesse della comunità lo fanno ritenere necessario, il sindaco, sentita la conferenza dei capi gruppo, può convocare l'adunanza "aperta" del consiglio comunale, nella sua sede abituale od anche nei luoghi particolari previsti dall'art.4 del presente regolamento.
  2. Tali adunanze hanno carattere straordinario ed alle stesse, con i consiglieri comunali, possono essere invitati parlamentari, rappresentanti della regione, della provincia, di altri comuni, delle circoscrizioni, degli organismi di partecipazione popolare e delle associazioni sociali, politiche e sindacali interessate ai temi da discutere.
  3. In tali particolari adunanze il sindaco - presidente, garantendo la piena libertà di espressione dei membri del consiglio comunale, consente anche interventi dei rappresentanti come sopra invitati, che portano il loro contributo di opinioni, di conoscenze, di sostegno e illustrano al consiglio comunale gli orientamenti degli enti e delle parti sociali rappresentate.
  4. Durante le adunanze "aperte" del consiglio comunale non possono essere adottate deliberazioni od assunti impegni di spesa, anche di massima, a carico del bilancio comunale.
  5. Di tali adunanze viene redatto un verbale, che, seppure non inserito nel registro dei verbali delle normali sedute consiliari, viene depositato agli atti del comune per la sua conservazione.


Capo  IV
DISCIPLINA  DELLE  ADUNANZE


Art. 48
Comportamento dei consiglieri

  1. Nella discussione degli argomenti i consiglieri comunali hanno il più ampio diritto di esprimere apprezzamenti, critiche, rilievi e censure, ma essi devono riguardare atteggiamenti, opinioni o comportamenti politico-amministrativi.
  2. Tale diritto è esercitato escludendo qualsiasi riferimento alla vita privata e alle qualità personali di alcuno e va in ogni caso contenuto entro i limiti dell'educazione, della prudenza e del civile rispetto. Non è consentito fare imputazioni di mala intenzione, che possano offendere l'onorabilità di persone.
  3. Se un consigliere turba l'ordine, pronuncia parole sconvenienti o lede i principi affermati nei precedenti commi, il sindaco-presidente lo richiama, nominandolo.
  4. Dopo un secondo richiamo all'ordine, fatto ad uno stesso consigliere nella medesima seduta senza che questo tenga conto delle osservazioni rivoltegli, il sindaco-presidente deve interdirgli la parola fino alla conclusione dell'affare in discussione.
  5. Non è consentito, se non con il permesso del sindaco-presidente, portare nella sala consiliare apparecchi telefonici cellulari che possono disturbare la discussione o interferire con gli impianti tecnologici.



Art. 49
Ordine della discussione

  1. I consiglieri comunali prendono posto nell'aula consiliare con il gruppo di appartenenza. Ove richiesto da almeno un gruppo, l'attribuzione iniziale dei posti viene effettuata dal sindaco-presidente, sentita la conferenza dei capi gruppo.
  2. I consiglieri partecipano alle adunanze seduti nei posti loro assegnati e parlano dal loro posto, in piedi, rivolti al sindaco-presidente ed al consiglio, salvo che il sindaco dia loro facoltà, per particolari motivi, di parlare seduti.
  3. I consiglieri che intendono parlare ne fanno richiesta al sindaco-presidente all'inizio del dibattito o al termine dell'intervento di un collega.
  4. Debbono essere evitate le discussioni ed i dialoghi fra i consiglieri. Ove essi avvengano, il sindaco-presidente deve intervenire togliendo la parola a tutti coloro che hanno dato origine al dialogo, mantenendola al consigliere iscritto a parlare.
  5. Solo al sindaco-presidente è permesso di interrompere chi sta parlando, per richiamo al regolamento od ai termini di durata degli interventi dallo stesso stabiliti.
  6. Ogni intervento deve riguardare unicamente la proposta in discussione. In caso contrario il sindaco-presidente richiama all'ordine il consigliere e, ove lo stesso persista nel divagare, gli inibisce di continuare a parlare.
  7. Nessun intervento, quando sia contenuto nei limiti fissati dal regolamento, può essere interrotto per la sua continuazione nell'adunanza successiva.



Art. 50
Comportamento del pubblico

  1. Il pubblico che assiste alle adunanze del consiglio deve restare nell'apposito spazio allo stesso riservato, a capo scoperto, tenere un comportamento corretto e astenersi da ogni manifestazione di assenso o dissenso dalle opinioni espresse dai consiglieri o dalle decisioni adottate dal consiglio.
  2. Non è consentita l'esposizione di cartelli, striscioni e l'uso di qualsiasi altro mezzo che interferisca con l'esercizio delle funzioni del consiglio o rechi disturbo allo stesso.
  3. I poteri per il mantenimento dell'ordine nella parte della sala destinata al pubblico spettano discrezionalmente al sindaco-presidente, che li esercita avvalendosi, ove occorra, dell'opera dei vigili urbani. A tal fine almeno uno di essi è sempre comandato di servizio per le adunanze del consiglio comunale, alle dirette dipendenze del presidente.
  4. La forza pubblica può entrare nell'aula solo su richiesta del sindaco-presidente e dopo che sia stata sospesa o tolta la seduta.
  5. Quando da parte di persone che assistono all'adunanza viene arrecato turbamento ai lavori della stessa od al pubblico presente, il sindaco-presidente dopo averle verbalmente diffidate a tenere un comportamento conforme a quanto stabilito dal primo comma, può ordinarne l'allontanamento dalla sala fino al termine dell'adunanza.
  6. Quando nella sala delle adunanze si verificano disordini e risultano vani i richiami del sindaco-presidente, egli abbandona il seggio, dopo aver dichiarata sospesa la riunione fino a quando non riprenderà il suo posto. Se alla ripresa dell'adunanza i disordini proseguono il sindaco-presidente, udito il parere dei capi gruppo, la dichiara definitivamente interrotta. Il consiglio sarà riconvocato, con le modalità stabilite dal regolamento, per il completamento dei lavori.



Art. 51
Ammissione di funzionari e consulenti in aula

  1. Il sindaco per esigenze proprie o su richiesta di uno o più consiglieri, può invitare nella sala i funzionari comunali perché effettuino relazioni o diano informazioni e quant'altro risulti necessario.
  2. Possono essere altresì invitati consulenti e professionisti incaricati di progettazioni e studi per conto dell'amministrazione, per fornire illustrazioni e chiarimenti.
  3. Effettuate le comunicazioni e risposto ad eventuali quesiti rivolti dal sindaco o dai consiglieri, i predetti funzionari e consulenti vengono congedati e lasciano l'aula, restando a disposizione se in tal senso richiesti.


Capo  V
ORDINE  DEI  LAVORI


Art. 52
Comunicazioni - interrogazioni -interpellanze

  1. All'inizio dell'adunanza, concluse le formalità preliminari, il sindaco effettua eventuali comunicazioni sull'attività del comune e su fatti ed avvenimenti di particolare interesse per la comunità.
  2. Le comunicazioni devono essere contenute, da parte del sindaco, in un tempo non superiore ai cinque minuti per ogni argomento trattato.
  3. In nessun caso le comunicazioni possono formare oggetto di discussione nella medesima seduta in cui sono state effettuate.
  4. La trattazione delle interrogazioni e delle interpellanze avviene , normalmente, nella parte iniziale della seduta pubblica, dopo le comunicazioni.
  5. L'esame delle interrogazioni-interpellanze viene effettuato nell'ordine cronologico di presentazione al protocollo comunale. Se il consigliere proponente non è presente al momento in cui deve illustrare la sua interrogazione, questa s'intende ritirata.
  6. L'interrogazione o l’interpellanza è sinteticamente illustrata al consiglio dal presentatore, con riferimento al testo della stessa depositato, entro i termini prescritti per tutti gli argomenti, negli atti dell'adunanza. Quando l'interrogazione o l’interpellanza ha per oggetto il funzionamento ed i lavori del consiglio, conclusa l'illustrazione il sindaco dà risposta all'interrogante. Negli altri casi il sindaco provvede a dare direttamente risposta alla interrogazione-interpellanza o a demandare all'Assessore incaricato di provvedervi. L'illustrazione e la risposta devono essere contenute complessivamente nel tempo di dieci minuti.
  7. Alla risposta può replicare solo il consigliere interrogante-interpellante, per dichiarare se sia soddisfatto o meno e per quali ragioni, contenendo il suo intervento entro il tempo di cinque minuti.
  8. Nel caso che l'interrogazione-interpellanza sia stata presentata da più consiglieri il diritto di illustrazione e di replica spetta ad uno solo di essi, di regola al primo firmatario.
  9. Le interrogazioni-interpellanze relative a fatti strettamente connessi tra loro vengono trattate contemporaneamente.
  10. Le interrogazioni-interpellanze riguardanti un particolare argomento iscritto all'ordine del giorno della seduta, sono discusse al momento della trattazione dell'argomento al quale si riferiscono.
  11. Esaurita la trattazione delle interrogazioni-interpellanze iscritte all'ordine del giorno, entro il termine complessivo di tempo di cui al successivo comma, i consiglieri possono presentare interrogazioni urgenti, dandone lettura al consiglio e depositandone il testo presso la presidenza. Il sindaco o l'assessore, ove dispongano degli elementi necessari, provvedono a dare risposta all'interrogante. Nel caso che non sussistano le condizioni per dare immediatamente risposta, il sindaco assicura il consigliere interrogante che la stessa gli sarà inviata entro quindici giorni successivi all'adunanza.
  12. Trascorsa un'ora dall'inizio delle comunicazioni e della trattazione delle interrogazioni, il sindaco-presidente fa concludere la discussione di quella che è a quel momento in esame e rinvia le altre eventualmente rimaste da trattare ad altra seduta del consiglio comunale.
  13. Nelle adunanze nelle quali vengono discussi lo statuto, il bilancio preventivo, il rendiconto, il piano regolatore e le sue varianti generali, non è iscritta all'ordine del giorno la trattazione delle interrogazioni-interpellanze.
  14. Quando i consiglieri proponenti richiedono risposta scritta, la stessa viene data dal sindaco entro trenta giorni dalla richiesta, salvo i casi d'urgenza, e l'interrogazione-interpellanza non viene iscritta all'ordine del giorno del consiglio.
  15. Se i consiglieri interroganti-interpellanti non richiedono espressamente l'iscrizione dell'interrogazione-interpellanza all'ordine del giorno del consiglio comunale, s'intende che per la stessa è richiesta risposta scritta.



Art. 53
Ordine di trattazione degli argomenti

  1. Il consiglio comunale, concluse le comunicazioni e la trattazione delle interrogazioni, procede all'esame degli argomenti secondo l'ordine del giorno. L'ordine di trattazione degli argomenti può essere modificato per decisione del sindaco-presidente oppure su richiesta di un consigliere, qualora nessuno dei membri del consiglio si opponga. Nel caso di opposizioni, decide il consiglio con votazione a maggioranza, senza discussione.
  2. l consiglio non può discutere né deliberare su argomenti che non risultino iscritti all'ordine del giorno della seduta.
  3. Per le proposte che abbiano per fine quello di provocare una manifestazione degli orientamenti e delle opinioni del consiglio, e sempre che esse non impegnino il bilancio comunale, né modifichino norme di funzionamento dei servizi ed attività del comune, non è necessaria la preventiva iscrizione all'ordine del giorno. Sono presentate in sede di comunicazioni e discusse entro i termini di tempo previsti dal dodicesimo comma del precedente articolo. Se non rientrano entro tali termini la loro trattazione viene rinviata ad altra seduta ed è iscritta nel relativo ordine del giorno.
  4. Il sindaco-presidente può fare, nel corso della seduta, comunicazioni estranee agli argomenti all'ordine del giorno, quando riguardino fatti di particolare importanza sopravvenuti o dei quali abbia avuto notizia a seduta iniziata.



Art. 54
Discussione - norme generali

  1. Il relatore delle proposte di deliberazione o di altri argomenti, iscritti all'ordine del giorno su richiesta del sindaco o della giunta comunale, è lo stesso sindaco od un assessore da lui incaricato. Relatori delle proposte effettuate dai consiglieri, sono i proponenti.
  2. Terminata l'illustrazione di un argomento da parte del relatore, il sindaco-presidente dà, nell'ordine, la parola a coloro che hanno chiesto d'intervenire disponendo, per quanto possibile, che si alternino consiglieri che appartengono a gruppi diversi. Quando, dopo che il sindaco-presidente ha invitato i consiglieri alla discussione, nessuno domanda la parola, la proposta viene senza indugio messa in votazione.
  3. Nella trattazione dello stesso argomento ciascun consigliere capo gruppo - o il consigliere dallo stesso incaricato di intervenire per il gruppo - può parlare per due volte, la prima per non più di quindici minuti e la seconda per non più di cinque, per rispondere all'intervento di replica del sindaco o del relatore.
  4. Gli altri consiglieri possono intervenire nella stessa discussione una sola volta, per non più di dieci minuti ciascuno.
  5. Il relatore replica in forma concisa agli interventi, associando quelli che hanno avuto lo stesso oggetto o motivazione, nel tempo richiesto dalla loro natura e numero.
  6. Il sindaco-presidente, dopo che su un argomento hanno parlato tutti i consiglieri che ne hanno fatto richiesta, avvenuta la replica del relatore e le controrepliche, dichiara chiusa la discussione.
  7. Il consiglio, su proposta del sindaco-presidente o di almeno tre consiglieri, può dichiarare, a maggioranza, la chiusura della discussione quando, pur essendovi altre richieste di intervento, ritenga che esse abbiano carattere pretestuoso o dilatorio, dato che l'argomento è stato sufficientemente dibattuto. Ciò può avvenire solo quando sia intervenuto almeno il sindaco e un consigliere per ciascun gruppo, in modo che sia stato possibile conoscere l'opinione di tutti i gruppi, salvo che alcuni di essi dichiarino di rinunciare.
  8. Dichiarata chiusa la discussione, la parola può essere concessa, per la dichiarazione di voto, ad un solo consigliere per ogni gruppo e per la durata non superiore, per ciascuno, a tre minuti. Qualora uno o più consiglieri di un gruppo dissentano dalla posizione dichiarata dal capo gruppo, hanno diritto anch'essi di intervenire, precisando la loro posizione nel richiedere la parola. Gli interventi devono essere contenuti entro il limite di tempo sopra stabilito.
  9. I termini di tempo previsti dai commi precedenti sono raddoppiati per le discussioni generali relative allo statuto, al bilancio preventivo, al rendiconto, ai regolamenti ed ai piani regolatori e loro varianti generali. In ogni altra occasione limiti di tempo più ampi possono essere fissati dal sindaco-presidente, sentita la conferenza dei capi gruppo, dandone avviso al consiglio all'inizio della seduta o prima che si proceda all'esame dell'argomento.



Art. 55
Questione pregiudiziale o sospensiva

  1. La questione pregiudiziale si ha quando viene richiesto che un argomento non sia discusso, precisandone i motivi.
  2. La questione sospensiva si ha quando viene richiesto il rinvio della trattazione dell'argomento ad altra adunanza, precisandone i motivi.
  3. Le questioni pregiudiziali o sospensive poste prima dell'inizio della discussione di merito vengono esaminate e poste in votazione prima di procedere all'esame dell'argomento cui si riferiscono. Sulle relative proposte può parlare, oltre al proponente - o ad uno di essi, nel caso che la proposta sia stata presentata da più consiglieri - un consigliere per ciascun gruppo, per non oltre cinque minuti. Il consiglio decide a maggioranza dei presenti, con votazione palese.


Art. 56
Fatto personale

  1. Costituisce "fatto personale" l'essere attaccato sulla propria condotta o sentirsi attribuire fatti ritenuti non veri od opinioni e dichiarazioni diverse da quelle espresse.
  2. Il consigliere che domanda la parola per fatto personale deve precisarne i motivi; il sindaco-presidente decide se il fatto sussiste o meno.
  3. Possono rispondere a chi ha preso la parola per fatto personale unicamente il consigliere o i consiglieri che lo hanno provocato. Gli interventi sul fatto personale non possono durare, nel loro complesso, per più di dieci minuti.
  4. Qualora nel corso della discussione un consigliere sia accusato di fatti che ledono la sua onorabilità, può chiedere al sindaco-presidente di nominare un giurì d’onore composto da tre consiglieri che indaghi e riferisca sulla fondatezza dell'accusa.
  5. Il giurì d’onore riferisce per iscritto, entro il termine assegnatogli.
  6. Il consiglio prende atto delle conclusioni del giurì, comunicate dal sindaco-presidente in apertura della prima seduta utile, senza votazioni.


Art. 57
Termine dell'adunanza

  1. L'ora entro la quale si concludono le adunanze è stabilita periodicamente dal sindaco, udita la conferenza dei capi gruppo.
  2. Il consiglio può decidere, all'inizio o nel corso di un'adunanza, di continuare i suoi lavori oltre il termine normalmente fissato, per concludere la trattazione degli affari iscritti all'ordine del giorno o di quelli che hanno particolare importanza od urgenza.
  3. Esaurita la trattazione di tutti gli argomenti iscritti all'ordine del giorno il sindaco-presidente dichiara conclusa la riunione.


Capo  VI
PARTECIPAZIONE  DEL  SEGRETARIO  COMUNALE
IL  VERBALE


Art. 58
La partecipazione del segretario all'adunanza

  1. Il segretario comunale partecipa alle adunanze del consiglio ed esercita le sue funzioni richiedendo al sindaco-presidente di intervenire per fornire informazioni e chiarimenti al fine di facilitare l'esame dell'argomento in discussione.



Art. 59
Il verbale dell'adunanza - redazione e firma

  1. Il verbale delle adunanze è l'atto pubblico che documenta la volontà espressa, attraverso le deliberazioni adottate, dal consiglio comunale.
  2. Alla sua redazione viene provveduto, secondo quanto stabilito dallo statuto, dal segretario comunale che, sotto la sua responsabilità, può avvalersi, per la materiale stesura, di un dipendente comunale dallo stesso designato e di un idoneo impianto di registrazione.
  3. Il verbale costituisce il fedele resoconto dell'andamento della seduta consiliare e riporta i motivi principali delle discussioni, il testo integrale delle deliberazioni ed il numero dei voti favorevoli, contrari ed astenuti su ogni proposta. Da esso deve risultare quando la seduta abbia avuto luogo in forma segreta e se la votazione è avvenuta a scrutinio segreto.
  4. Quando gli interessati ne facciano richiesta al sindaco-presidente, i loro interventi vengono riportati integralmente a verbale, purché il relativo testo scritto sia fatto pervenire al segretario prima della sua lettura al consiglio.
  5. Eventuali ingiurie, allusioni o dichiarazioni offensive o diffamatorie non debbono essere riportate a verbale ed il segretario comunale provvede ad escluderle.
  6. Il verbale della seduta segreta è redatto in modo da contenere la sintesi della discussione, senza scendere in particolari che possano recar danno alle persone, salvo i casi nei quali si debbano esprimere necessariamente giudizi sul loro operato.
  7. Quando siano discussi problemi che riguardano interessi patrimoniali del comune, il verbale deve essere compilato in modo da non compromettere gli interessi stessi rispetto ai terzi.
  8. Il verbale delle adunanze è firmato dal presidente dell'adunanza e dal segretario comunale.



Art. 60
Verbale - deposito - rettifiche - approvazione

  1. Il verbale viene depositato a disposizione dei consiglieri tre giorni prima dell'adunanza in cui sarà sottoposto ad approvazione.
  2. All'inizio della riunione il sindaco-presidente chiede al consiglio se vi siano osservazioni sul verbale depositato. Se nessuno si pronuncia, il verbale si intende approvato all'unanimità.
  3. Quando un consigliere lo richiede, il segretario comunale provvede alla lettura della parte del verbale per la quale lo stesso intende richiedere modifiche o integrazioni. Tali richieste devono essere effettuate proponendo, per scritto, quanto si intende che sia cancellato o inserito nel verbale.
  4. Nel formulare le proposte di rettifica non è ammesso rientrare in alcun modo nella discussione del merito dell'argomento. Il sindaco-presidente interpella il consiglio per conoscere se vi siano opposizioni alla rettifica proposta. Se nessuno chiede di intervenire, la proposta si intende approvata. Se vengono manifestate contrarietà possono parlare un consigliere a favore ed uno contro la proposta, ciascuno per non più di cinque minuti. Dopo tali interventi il sindaco-presidente pone in votazione, per alzata di mano, la proposta di rettifica.
  5. Delle proposte di rettifica approvate si prende atto nel verbale della adunanza in corso e della modifica si fa richiamo, mediante annotazione a margine od in calce, nel verbale della adunanza cui si riferisce la rettifica. Tali annotazioni sono autenticate dalla firma del segretario comunale e portano l'indicazione della data della adunanza nella quale le rettifiche sono state approvate.
  6. I registri dei processi verbali delle sedute del consiglio comunale sono depositati nell'archivio comunale a cura del segretario comunale.
  7. Il rilascio di copie, estratti e certificazioni desunti dai predetti registri è disposto dal segretario comunale o da chi legalmente lo sostituisce.


TITOLO IV
ESERCIZIO DELLE FUNZIONI DI INDIRIZZO E DI CONTROLLO POLITICO-AMMINISTRATIVO


Capo  I
FUNZIONI DI INDIRIZZO POLITICO-AMMINISTRATIVO


Art. 61
Criteri e modalità

  1. Il consiglio comunale definisce i propri indirizzi politico-amministrativi secondo i principi affermati dallo statuto, stabilendo la programmazione generale dell'ente ed adottando gli atti fondamentali che ne guidano l'attività.
  2. Il consiglio, con gli atti di programmazione operativa e finanziaria annuale e pluriennale definisce gli obiettivi da realizzare e indica i tempi per il loro conseguimento.
  3. Il consiglio può stabilire, con gli atti fondamentali approvati, criteri-guida per la loro concreta attuazione ed adottare risoluzioni per promuovere, indirizzare, sollecitare l'attività degli altri organi elettivi e dell'operato dell'organizzazione, per l'attuazione dei programmi approvati con il bilancio.
  4. Il consiglio può esprimere indirizzi per l'adozione da parte del sindaco e della giunta di provvedimenti dei quali il revisore dei conti abbia segnalato la necessità per esigenze di carattere finanziario o patrimoniale, concernenti la gestione delle attività comunali.


Capo  II
FUNZIONI DI CONTROLLO POLITICO-AMMINISTRATIVO


Art. 62
Criteri e modalità

  1. Il consiglio comunale esercita le funzioni di controllo politico-amministrativo con le modalità stabilite dallo statuto e dal regolamento di contabilità.
  2. Il consiglio verifica, attraverso le relazioni e le rilevazioni effettuate dalla ragioneria comunale e dal sistema interno di controllo, l'andamento della gestione sotto i profili economico, finanziario ed organizzativo, lo sviluppo dei piani d'investimento e la coerenza dell'attività dell'organizzazione comunale con gli indirizzi dal consiglio stesso programmati.
  3. Il revisore dei conti adempie alle funzioni allo stesso attribuite dalla legge e collabora con il consiglio comunale nella sua funzione di controllo e di indirizzo:
    a) segnalando al consiglio, in occasione della presentazione del bilancio, i contenuti dello stesso meritevoli di particolare esame;
    b) segnalando aspetti e situazioni della gestione economico-finanziaria corrente capaci di incidere negativamente sui risultati;
    c) sottoponendo le proprie valutazioni sui risultati del controllo economico della gestione e formulando in base ad essi eventuali proposte;
    d) riferendo immediatamente al consiglio in merito a gravi irregolarità riscontrate nella gestione dell'ente;
    e) sottoponendo i risultati dell'attività di revisione esercitata sulle istituzioni comunali;
    f) redigendo apposita relazione, che accompagna la proposta di deliberazione consiliare del rendiconto, nella quale attesta la corrispondenza del conto alle risultanze della gestione ed esprime rilievi e proposte tendenti a conseguire una migliore efficienza, produttività ed economicità della gestione stessa;
    g) partecipando, se richiesto, con funzioni di relazione e consultive, alle adunanze del consiglio relative all'approvazione del bilancio e del conto consuntivo.
  4. Nell'esercizio dell'attività di controllo il consiglio tiene conto delle segnalazioni relative a disfunzioni ed irregolarità effettuate dal difensore civico, assumendo le iniziative di volta in volta ritenute più idonee.
  5. Nell'esercizio delle funzioni di controllo politico-amministrativo il consiglio comunale si avvale delle commissioni consiliari permanenti, attribuendo alle stesse compiti ed incarichi nell'ambito delle materie alle stesse assegnate.

 


TITOLO V
LE DELIBERAZIONI


Capo  I
COMPETENZA DEL CONSIGLIO


Art. 63
La competenza esclusiva

  1. Il consiglio comunale ha competenza esclusiva per l'adozione degli atti deliberativi elencati nel secondo comma dell'art.32 della legge 8 giugno 1990, n.142, con i quali esercita le funzioni fondamentali per l'organizzazione e lo sviluppo della comunità e determina gli indirizzi della politica amministrativa dell'ente.
  2. Sono inoltre di competenza del consiglio comunale gli atti ed i provvedimenti allo stesso attribuiti sia da altre disposizioni della legge suddetta, sia da leggi speciali o ad essa successive nonché quelli relativi alle dichiarazioni di ineleggibilità ed incompatibilità dei consiglieri comunali, alla loro surrogazione ed alla supplenza nel caso di sospensioni di diritto.
  3. Il consiglio comunale non può delegare le funzioni allo stesso attribuite ad altri organi i quali non possono adottare, nemmeno in caso d'urgenza, provvedimenti nelle materie riservate dalla legge o dallo statuto alla esclusiva competenza del consiglio, salvo quanto previsto dal terzo comma dell'art.32 della legge 8 giugno 1990, n. 142, limitatamente alle variazioni di bilancio.


Capo  II
LE DELIBERAZIONI


Art. 64
Forma e contenuti

  1. L'atto deliberativo adottato dal consiglio comunale deve contenere tutti gli elementi essenziali, necessari affinché sia valido ed efficace. Tutti gli atti devono essere motivati.
  2. Su ogni proposta di deliberazione deve essere espresso il parere in ordine alla sola regolarità tecnica e contabile, rispettivamente del responsabile del servizio interessato e del responsabile di ragioneria. I pareri devono essere inseriti nella deliberazione.
  3. Nel caso in cui l'ente non abbia responsabili dei servizi, il parere è espresso dal segretario comunale, in relazione alle sue competenze.
  4. Quando il testo della deliberazione proposto, depositato nei termini stabiliti dal regolamento, non viene emendato durante i lavori del consiglio, esso è sottoposto a votazione senza che ne sia data lettura, salvo che la stessa sia espressamente richiesta da un consigliere comunale, precisandone i motivi.
  5. Il coordinamento tecnico dell'atto ha luogo nel corso del procedimento deliberativo. In sede di verbalizzazione possono essere effettuati, a cura del segretario comunale, soltanto perfezionamenti di carattere meramente letterale.



Art. 65
Approvazione - revoca - modifica

  1. Il consiglio comunale approvandole, con le modalità di cui al successivo capo III, adotta le deliberazioni secondo il testo conforme allo schema proposto in votazione.
  2. Il consiglio comunale, secondo i principi dell'autotutela, ha il potere discrezionale per procedere alla revoca, modifica, integrazione e sostituzione delle proprie deliberazioni, in particolare quando si accertino o si presentino fatti e circostanze che non sono stati valutati al momento dell'adozione del provvedimento.
  3. Nei provvedimenti del consiglio comunale di cui al precedente comma deve esser fatta espressa menzione della volontà dell'organo di revocare, modificare, integrare o sostituire la deliberazione già adottata, richiamandone gli estremi.
  4. Nei casi in cui gli atti con i quali si dispongono revoche, modifiche, integrazioni o sostituzioni di precedenti deliberazioni esecutive comportino, per effetto delle posizioni nel frattempo costituitesi od acquisite, danni a terzi, gli atti stessi prevedono gli interventi diretti a disciplinare i relativi rapporti.


Capo  III
LE VOTAZIONI


Art. 66
Modalità generali

  1. L'espressione del voto dei consiglieri comunali è effettuata, normalmente, in forma palese.
  2. Le votazioni in forma palese vengono effettuate con le modalità di cui ai successivi articoli 67 e 68.
  3. Le votazioni in forma segreta sono effettuate quando siano prescritte espressamente dalla legge o dallo statuto e nei casi in cui il consiglio deve esprimere, con il voto, l'apprezzamento e la valutazione delle qualità e dei comportamenti di persone.
  4. Non si può procedere a votazioni di ballottaggio, salvo che la legge disponga diversamente.
  5. La votazione non può aver luogo se al momento della stessa i consiglieri non sono presenti nel numero necessario per rendere legale l'adunanza e, nei casi previsti dalla legge, dallo statuto e dal presente regolamento, per la legittimità della votazione stessa.
  6. Su ogni argomento l'ordine delle votazioni è il seguente:
    a) la votazione sulla questione pregiudiziale si effettua prima di iniziare la trattazione dell'argomento;
    b) le proposte di emendamento si votano nell'ordine di cui appresso:
    - emendamenti soppressivi;
    - emendamenti modificativi;
    - emendamenti aggiuntivi;
    c) i provvedimenti per i quali siano stati approvati emendamenti vengono conclusivamente votati nel testo definitivo, risultante dallo schema originario modificato in conformità a quanto in precedenza deciso.
  7. Ogni proposta di deliberazione comporta distinta votazione.
  8. Per i regolamenti ed i bilanci le votazioni avvengono con le seguenti modalità:
    a) per i regolamenti il sindaco-presidente invita i consiglieri a far conoscere su quali articoli essi presentano proposte di modifica o soppressione, formulate per scritto. Discusse e votate tali proposte, il testo definitivo del regolamento viene posto in votazione nel suo complesso in forma palese;
    b) per i bilanci, avvenuta la discussione generale, si effettuano le votazioni sulle eventuali proposte di modifica (emendamenti) di singoli contenuti, presentate dai consiglieri. Concluse tali votazioni vengono posti in votazione, congiuntamente, il bilancio annuale corredato della relazione previsionale e programmatica e del bilancio pluriennale e le altre determinazioni comprese nello schema di deliberazione proposto con le modificazioni, sia al bilancio che alla deliberazione, conseguenti all'approvazione preliminare di eventuali modifiche.
  9. Quando è iniziata la votazione non è più consentito ad alcuno di effettuare interventi, fino alla proclamazione dei risultati. Sono consentiti solo brevissimi richiami alle disposizioni dello statuto e del regolamento, relativi alle modalità della votazione in corso.


Art. 67
Votazioni in forma palese

  1. Nelle votazioni in forma palese i consiglieri votano per alzata di mano o per alzata e seduta. Spetta al sindaco-presidente indicare, prima dell'inizio della votazione, la modalità con la quale la stessa sarà effettuata.
  2. Il sindaco-presidente pone ai voti il provvedimento proposto, invitando prima a votare coloro che sono favorevoli, dopo i contrari ed infine gli astenuti ad indicare la loro posizione.
  3. Controllato l'esito della votazione, eventualmente con la collaborazione degli scrutatori, il sindaco-presidente ne proclama il risultato.
  4. La votazione è soggetta a controprova, se questa viene richiesta anche da un solo consigliere, purché immediatamente dopo la sua effettuazione. In tal caso assistono al controllo del risultato della votazione, su invito del sindaco-presidente, anche i consiglieri scrutatori.
  5. I consiglieri che votano contro la deliberazione o si astengono e che intendono che la loro posizione risulti nominativamente a verbale, debbono dichiararlo prima o immediatamente dopo l'espressione del voto o l'astensione.


Art. 68
Votazione per appello nominale

  1. Alla votazione per appello nominale si procede quando è prescritta dalla legge o dallo statuto od in tal senso si sia pronunciato il consiglio, su proposta del sindaco-presidente o di almeno un quinto dei consiglieri.
  2. Il sindaco-presidente precisa al consiglio il significato del "sì'", favorevole alla deliberazione proposta, e del "no", alla stessa contrario.
  3. Il segretario comunale effettua l'appello, al quale i consiglieri rispondono votando ad alta voce ed il risultato della votazione è riscontrato e riconosciuto dal sindaco-presidente, con l'assistenza degli scrutatori.
  4. Il voto espresso da ciascun consigliere nelle votazioni per appello nominale è annotato a verbale.



Art. 69
Votazioni segrete

  1. La votazione mediante scrutinio segreto viene effettuata, a seconda dei casi, a mezzo di schede o di palline.
  2. Nelle votazioni a mezzo di schede si procede come appresso:
    a) le schede sono predisposte dalla segreteria comunale, in bianco, uguali di colore e formato, prive di segni di riconoscimento;
    b) ciascun consigliere scrive nella scheda i nomi di coloro che intende eleggere, nel numero indicato dal sindaco - presidente.
  3. I nominativi iscritti nella scheda oltre il numero previsto si considerano come non scritti, iniziando, nell'ordine, dal primo in eccedenza.
  4. Quando la legge, gli statuti od i regolamenti stabiliscono che fra i nominandi deve esservi una rappresentanza predeterminata della maggioranza e della minoranza e non siano precisate espressamente le norme che disciplinano l'elezione, il sindaco-presidente stabilisce le modalità della votazione in modo da assicurare tali rappresentanze. Ciascun consigliere può essere invitato a votare un solo nome od un numero limitato di nominativi, restando eletti coloro che riportano il maggior numero dei voti.
  5. Coloro che votano scheda bianca sono computati come votanti.
  6. I consiglieri che si astengono dalla votazione sono tenuti a comunicarlo al sindaco-presidente, affinché ne sia preso atto a verbale.
  7. Terminata la votazione il sindaco-presidente, con l'assistenza degli scrutatori, procede allo spoglio delle schede, al computo dei voti e comunica al consiglio il risultato, proclamando coloro che sono stati eletti.
  8. Le votazioni con palline sono effettuate, di regola, quando viene proposto al consiglio di pronunciarsi su uno o più nominativi già definiti rispetto ai quali ed alla proposta per gli stessi formulata, deve essere espresso voto favorevole o contrario.
  9. Nelle votazioni con palline il sindaco-presidente ricorda al consiglio, prima di procedere, il colore di quelle con le quali si esprime voto favorevole e di quelle con le quali si manifesta il voto contrario.
  10. Terminata la votazione il sindaco-presidente, con l'assistenza degli scrutatori, procede al computo dei voti e comunica al consiglio il risultato.
  11. Il numero delle schede e delle palline votate deve corrispondere al numero dei consiglieri votanti, costituito dai consiglieri presenti meno quelli astenuti.
  12. Nel caso di irregolarità e quando il numero dei voti validi risulti diverso da quello dei votanti, il sindaco-presidente annulla la votazione e ne dispone l'immediata ripetizione.
  13. Il carattere "segreto" della votazione deve risultare dal verbale.



Art. 70
Esito delle votazioni

  1. Salvo che per i provvedimenti, espressamente previsti dalle leggi o dallo statuto, per i quali si richiede un "quorum" speciale di maggioranza di voti, ogni deliberazione del consiglio comunale s'intende approvata quando abbia ottenuto il voto favorevole della maggioranza dei votanti, ossia un numero di voti a favore pari ad almeno la metà più uno dei votanti. Se il numero dei votanti è dispari, la maggioranza è data da un numero di voti favorevoli che, raddoppiato, da' un numero superiore di una unita' al totale dei votanti.
  2. I consiglieri che si astengono dal voto si computano nel numero necessario a rendere legale l'adunanza, ma non nel numero dei votanti.
  3. Le schede bianche o nulle si computano per determinare la maggioranza dei votanti.
  4. In caso di parità di voti la proposta non è approvata. La votazione infruttuosa per parità di voti non esaurisce l'argomento posto all'ordine del giorno e pertanto non preclude la rinnovazione del voto nella stessa adunanza.
  5. Salvo i casi particolari espressamente previsti dalla legge o dallo statuto, una deliberazione non approvata alla seconda votazione o respinta alla prima non può, nella stessa adunanza, essere ulteriormente oggetto di discussione e di votazione. Può essere riproposta al consiglio solo in una adunanza successiva.
  6. Dopo l'annuncio dell'esito della votazione il sindaco-presidente conclude il suo intervento con la formula "il consiglio ha approvato" oppure "il consiglio non ha approvato".
  7. Nel verbale viene indicato esattamente il numero dei voti favorevoli e contrari alla proposta e quello degli astenuti. Nelle votazioni con schede viene indicato il numero dei voti ottenuto da ciascun nominativo, inclusi i non eletti.



Art. 71
Computo delle maggioranze

  1. Ai fini del computo delle maggioranze dei voti necessarie per approvare una proposta, si intende per:
    a) maggioranza (semplice o relativa): in caso di votazione palese un numero di voti favorevoli superiore di almeno un'unità rispetto a quello dei contrari; in caso di votazione per scheda segreta, posto che lo Statuto prevede che nel computo dei votanti si tenga conto anche delle schede bianche e di quelle nulle, un numero di voti che, raddoppiato, dà un numero superiore di un'unità al totale dei votanti.
    b) maggioranza assoluta: un numero di voti favorevoli pari alla metà dei votanti, eventualmente arrotondata per eccesso, aumentata di un'unità.
    c) maggioranza particolarmente qualificata: un numero di voti favorevoli pari al numero dei votanti diviso per il denominatore ed eventualmente arrotondato all'unità superiore, moltiplicato per il numeratore.
  2. Analogamente si computa nel caso in cui la maggioranza richiesta sia riferita non ai votanti ma ai presenti o ai componenti l'assemblea.



Art. 72
Deliberazioni immediatamente eseguibili

  1. Nel caso di urgenza le deliberazioni del consiglio comunale possono essere dichiarate immediatamente eseguibili con il voto espresso della maggioranza dei componenti.
  2. La dichiarazione di immediata eseguibilità ha luogo dopo l'avvenuta approvazione della deliberazione, con votazione separata, espressa in forma palese.


TITOLO VI
DISPOSIZIONI FINALI


Art. 73
Entrata in vigore - diffusione

  1. Il presente regolamento entrerà in vigore con l'esecutività della deliberazione con la quale è stato approvato, ai sensi dello statuto comunale.
  2. Sostituisce ed abroga le precedenti regolamentazioni che disciplinavano il funzionamento del consiglio comunale.
  3. Copia del presente regolamento è inviata dal sindaco ai consiglieri comunali in carica.
  4. Copie del regolamento devono essere depositate nella sala delle adunanze del consiglio comunale, durante le riunioni, a disposizione dei consiglieri.
  5. Copia del regolamento è inviata ai consiglieri neo-eletti, dopo la proclamazione dell'elezione.
  6. Il segretario comunale dispone l'invio di copia del regolamento ai dirigenti e/o funzionari  responsabili dei servizi comunali.