«Quel ragazzo non piaceva alla famiglia»



L’OMICIDIO DI CONA

Vito Sestito, zio della ventenne cinese uccisa nel suo appartamento, avanza sospetti sul giovane che la frequentava

«Quel ragazzo non piaceva alla famiglia»

Lo aveva conosciuto quattro anni fa: «Solo ipotesi, ma da quando è stato trovato il corpo senza vita di Zhou, è sparito»


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«Zhou era una ragazza acqua e sapone. Aveva sempre un sorriso per tutti, amava la vita e il suo lavoro di commessa che svolgeva con grande passione in un negozio di abbigliamento a Padova. Non ho mai creduto al sucidio come era stato ipotizzato in un primo tempo. Qualcuno l'ha uccisa barbaramente, forse un raptus, forse in maniera scientifica e premeditata».

Vito Sestito, lo zio della povera ventenne trovata in un lago di sangue dai genitori, guarda gli uomini della Scientifica che entrano ed escono dalla casa di via Stazione 113 a Pegolotte con i reperti che dovranno far luce sulla morte della giovane cinese. Scuote la testa pensando a quella vita spezzata e in un attimo tutti i ricordi attraversano la sua mente. I pensieri sono tanti, soprattutto uno. E cioè che il carnefice di Zhou possa essere stato quel ragazzo, anche lui cinese, che la giovane aveva conosciuto circa 4 anni fa e che non è mai piaciuto alla famiglia.

«Si vedeva poco qui, anzi quasi mai - continua - Non era ben visto dalla famiglia, per tanti motivi. Lo sentivano solo al telefonino, qualche volta. Credo abbia venticinque o ventisei anni e da quando è stato trovato il corpo senza vita di Zhou, è diventato uccel di bosco, nel senso che il suo telefonino risulta spento e non si sa dove sia finito. I carabinieri hanno provato a chiamarlo più volte ma non ha mai risposto. Chiaro, queste sono soltanto ipotesi, sospetti e finora non v'è alcuna certezza che possa essere stato lui ad uccidere Zhou; però tante cose riconducono a lui».

Si sarebbe trattato dunque di un delitto a sfondo passionale, dettato forse dalla gelosia, forse da un rifiuto...

«Mah, tutto è possibile - dice ancora - Forse Zhou e lui avevano deciso di trascorrere qualche ora a casa dei genitori di mia nipote, forse per chiarire la loro situazione sentimentale. Forse la storia tra loro era già finita. Lui magari ha fatto delle pressioni, poi non so cosa può essere successo in camera da letto. Forse un raptus, il fatto di non accettare che il loro rapporto fosse agli sgoccioli. Però non è da escludere nemmeno che sia stata uccisa in maniera scientifica, premeditata. Chissà...tutto può essere. Non so se sia stata trovata o meno l'arma del delitto nella camera da letto. Magari l'omicida ha atteso che Zhou rincasasse dopo il lavoro, che si coricasse e poi è entrato senza farsi sentire. Qui hanno l'abitudine di non chiudere la porta di casa e il fatto che non ci siano segni di effrazione fa pensare che l'omicida conoscesse le abitudini della famiglia. Ma queste ripeto sono soltanto delle ipotesi. Magari poi gli inquirenti scopriranno un'altra verità...chissà. I sospetti però ci sono».

Si diceva di un ragazzo un po' scomodo...

«Sì, proprio così. Lui era nato tra l'altro in una zona della Cina non particolarmente "simpatica" alla famiglia di Zhou. Insomma c'era del campanilismo, come succede in tutte le parti del mondo. Che ne so, ad esempio in Italia tra nord e sud. Ma a parte questo, resta il fatto che si faceva vedere poco. Insomma non era ben visto. E poi negli ultimi tempi possono essere successe tante cose, specie da quando Zhou si è trasferita per lavoro a Padova. Forse ha conosciuto altre persone. Non mi risulta comunque vivesse in un appartamento a Padova, però tutto può essere. Io continuo a pensare alla sua mamma, al suo papà e a suo fratello sedicenne che l'hanno trovata in un lago di sangue. Tutti si sono chiusi umanamente e comprensibilmente nel loro dolore, per tutti è stato un colpo terribile, choccante».

Stefano Babato



Tratto da:

link esterno al quotidiano Il Gazzettino di Martedì, 24 Luglio 2007