Agricoltura, non c' ricambio generazionale



Incontro con l’assessore provinciale Scaboro
Analizzate le possibili vie d’uscita

Chioggia

"Coltiviamo la nostra terra". La Provincia ha intitolato così la pubblicazione degli atti della prima conferenza sull'agricoltura provinciale, che l'assessore alle attività produttive, Giuseppe Scaboro ha presentato a Chioggia, presente il sindaco della città, Romano Tiozzo ed i rappresentanti di categoria. E proprio il sindaco ha sollevato un interrogativo che la dice lunga sulla situazione di crisi (ormai strutturale?) che caratterizza da anni il comparto a Chioggia quasi esclusivamente orticolo. "Coltiveremo anche domani la nostra terra?" s'è chiesto il primo cittadino. La batteria delle domande è stata rinforzata da Mauro Mantovan, rappresentante della Cia che parlando dell'età degli ortolani, tutti ormai abbondantemente sopra i cinquanta (il ricambio generazionale è di fatto inesistente) s'è chiesto "chi coltiverà gli orti". Di certo una figura diversa dall'agricoltore come di solito si immagina - ha precisato Mauro Bonato per Copagri. "All'agricoltore ora si chiede di essere geometra e ragioniere ed anche un po' avvocato ed esperto di marketing. Le scartoffie tra le quali si deve barcamenare sono tante che quando ha finito questi lavori non ha più voglia di affrontare quello dei campi".

In cifre la situazione di Chioggia è la seguente. A febbraio dell'anno scorso, ultimo dato disponibile, le imprese agricole erano 386 con 555 addetti. A Cavarzere rispettivamente 266 e 345 a Cona 50 e 71 gli occupati. Nel 1990 le aziende agricole di Chioggia erano 1169 e 2385 gli addetti. In poco più di 15 anni il, settore ha subito una profonda trasformazione facendo emergere sempre più frequenti i problemi della commercializzazione. "Si è cantato vittoria per le carote vendute a 20 centesimi al chilo all'ingrosso - ha riferito Mantovan - salvo trovarle al minuto ad un euro. Dopo una primavera disastrosa il radicchio tra settembre ed ottobre è stato venduto mediamente a 2 euro il chilo. S'è trattato di un episodio felice che non autorizza però speranze. Mancano troppi elementi per una precisa pianificazione del settore". Elementi che devono venire secondo Coldiretti dall'identificazione del prodotto col territorio; da una rivisitazione delle valenze legate all'agricoltura o orticoltura, secondo il sindaco Romano Tiozzo, in modo che l'azienda agricola entri in circuiti da cui è stata fin qui esclusa: "Penso alla valorizzazione ambientale, alla possibilità di un utilizzo anche ai fini turistici", ha proposto il sindaco convinto che "il Comune debba accompagnare tale trasformazione". Poi ci sono la Provincia e l'assistenza alla valorizzazione dei prodotti di nicchia, i marchi; la Regione e l'Ue con il possibile sostegno economico a programmi di sviluppo.

Giorgio Boscolo



Tratto da:

link esterno al quotidiano Il Gazzettino di Sabato, 24 Novembre 2007