Circolo culturale a luci rosse - Condannati i due gestori



Due anni a testa per sfruttamento della prostituzione nel night

Venezia

Doveva essere un night registrato addirittura come "circolo culturale", in realtà era praticamente un locale a luci rosse in un paesino di meno di tremila abitanti. Sono stati condannati a due anni di reclusione per il reato di sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione in relazione all'attività dell'"Eden Club" di via Marconi a Pegolotte di Cona , in provincia di Venezia, il vicepresidente del club Fabrizio Piombo, 50 anni, di Cona , e il segretario Adorino Ferro, 61 anni, di Rosolina.

La sentenza è stata emessa nella serata di giovedì dal Tribunale della Procura di Venezia dopo il rinvio a giudizio stabilito nell'ottobre di due anni fa dal giudice per l'udienza preliminare Giandomenico Gallo, accogliendo la richiesta presentata dal sostituto procuratore Maria Rosaria Micucci. Dietro la parvenza di un night club, Piombo e Ferro avrebbero in realtà gestito una sorta di "bordello" nel quale i clienti potevano appartarsi con le ragazze e le ballerine che frequentavano il locale. Numerose ragazze, tutte straniere, che si sarebbero esibite in spogliarelli e balli erotici all'interno del locale notturno nell'estate del 2000. Per le prestazioni, ai clienti sarebbero state richieste dalle 30 alle 50mila lire per un quarto d'ora. Parte di quei soldi sarebbero rimasti alle ragazze, mentre il rimanente finiva invece nelle casse del club, registrato come circolo culturale. Per questo reato il pubblico ministero Francesco Saverio Pavone aveva chiesto 3 anni e 6 mesi di reclusione sia per Fabrizio Piombo che per Adorino Ferro, una pena che il giudice ha ritenuto opportuno ridurre a due anni.

L'operazione era stata condotta dagli agenti del commissario di polizia di Chioggia, in collaborazione con quelli del commissariato di Adria. Nel luglio del 2000, per parecchi giorni, il locale fu tenuto sotto osservazione: poi scattò il blitz. Gli agenti trovarono al lavoro nove ragazze extracomunitarie: un'ucraina, tre russe, tre slovacche, una colombiana e un'algerina, alcune delle quali prive di permesso di soggiorno. Il controllo del locale durò tutta la notte: i clienti furono identificati e interrogati e al processo sono stati citati a comparire in Tribunale come testimoni per spiegare come funzionava il club e cosa facevano le ragazze.

Fulvio Fenzo



Tratto da:

link esterno al quotidiano Il Gazzettino di Sabato, 22 dicembre 2007