GiÓ 350 famiglie senza reddito




Chioggia

Sono 350 i posti di lavoro già persi tra Chioggia, Sottomarina, Cavarzere e Cona. E altri 450 potrebbero «sparire» a breve. I sindacati quantificano la crisi e provano anche a trovare soluzioni, affinchè si paghi il minor prezzo possibile. La realtà è dura. «Il settore tessile - spiega Renzo Varagnolo, segretario della Camera del Lavoro di Chioggia - non esiste più. Nel nostro Comune abbiamo solo due laboratori, ma che non se la passano bene. Va un po’ meglio a Cavarzere, ma la crisi avanza pure lì».  Nella filiera tessile hanno perso il posto di lavoro circa 100 persone. Chioggia non ha un sito industriale e quindi presta operai dipendenti all’industria chimica di Marghera. «Negli ultimi mesi - continua Varagnolo - circa 200 dipendenti sono stati lasciati a casa e, temo, altri 400 non avranno più lavoro nei prossimi 4 o 5 mesi». La meccanica gli va dietro. «I 20 dipendenti chioggiotti del cantiere navale De Poli, la cui storia è nota - continua Varagnolo - a cui potrebbero aggiungersi altre 200 persone». Per non parlare del settore edile, che tuttavia è difficilmente quantificabile data l’alto numero di artigiani presenti in nel settore. «Già 350 famiglie sono senza reddito - spiega Varagnolo - E potrebbero aggiungersene altre 400/450 in brevissimo tempo. Ad esempio, quanti precari chioggiotti della scuola resteranno a casa con la riforma Gelmini?». «Se prima - spiega Mauro Bonato, segretario della Cisl - agricoltura e pesca compensavano le crisi occupazionali, ora non è più così. Chi perde il lavoro non ne trova in un altro settore. Prima il settore turistico era un paradiso, adesso ci stiamo avvicinando al purgatorio» Cgil, Cisl e Uil territoriali, vista la situazione, propongono di monitorare la situazione con le forze politiche, economiche e sindacali. «Dobbiamo agire insieme - spiegano i due segretari sindacali -. Dobbiamo concordare e programmare gli interventi da porre in essere. Anche di oltrepassare il Patto di Stabilità, se necessario». Oltre a questo le tre sigle sindacali chiedono anche l’anticipazioni degli stanziamenti previsti per il biennio, riduzione o esonero delle fascie deboli della imposte locali, osservatorio dei prezzi e molte altre azioni che portino qualità ai reditti dei cittadini.

(Terry Manfrin)

   

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link esterno al quotidiano La Nuova di Venezia di Venerdì, 13 febbraio 2009