Truffa di un milione ai danni della Regione




Si sono messi in tasca un milione di euro per un appalto finanziato con i fondi europei, ma hanno eseguito lavori per appena 41 mila euro. Sono in cinque, quattro imprenditori (due napoletani e due veneti) e un ingegnere: il pubblico ministero di Venezia Rita Ugolini ne ha chiesto il rinvio a giudizio e devono rispondere a diverso titolo di truffa ai danni della Regione, di falso, di omissione in atti d’ufficio e di violazione della legge sugli appalti. Il lavoro è quello per un magazzino container nell’area di Porto Marghera.  La rappresentante della Procura ha chiesto il rinvio a giudizio dei napoletani Gaetano e Simona Agliata, rispettivamente amministratore e rappresentante legale della «Costruzioni generali e appalti srl» (Cga) di Napoli, di Antonio Zampieri di Castelfranco Veneto e di Valeriano Meneghini di Cona, rispettivamente rappresentante legale e amministratore della «Vega srl» di Vedelago, infine dell’ingegnere chioggiotto Cirillo Fontolan, direttore dei lavori. Ora, toccherà al giudice veneziano Giuliana Galasso fissare la data dell’udienza preliminare e valutare le prove raccolte.  La megatruffa sarebbe stata scoperta casualmente: le indagini della Guardia di finanza e dei carabinieri della Sezione di Polizia giudiziaria erano state avviate dopo alcuni controlli nel cantiere di Marghera da parte dell’Ispettorato del Lavoro per appurare se gli operai che lavoravano fossero in regola o operassero «in nero». A indire la gara nel luglio 2004 era stata la «Nord Est Logistica», la società controllata dalla Regione Veneto attraverso la «Veneto Sviluppo spa»: si trattava di edificare un magazzino logistica raccordato ferroviariamente e completo di attrezzature mobili da realizzarsi nell’area portuale. L’importo complessivo dell’appalto, il 65 per cento coperto da fondi provenienti dall’Unione europea, era di nove milioni e 218 mila euro.  A vincere la gara era stata la napoletana «Cga», il cui amministratore tre mesi dopo subappaltava integralmente i lavori alla trevigiana «Vega», nonostante la norma vietasse i subappalti superiori al 30 per cento dei lavori complessivi e prevedesse espressamente che al momento dell’offerta la società appaltante venisse informata dall’affidamento a terzi. Proprio per questo il pm Ugolini ha contestato la violazione della legge sugli appalti pubblici.  Ma veniamo alla truffa. Nel primo stato di avanzamento dei lavori, il 15 novembre 2004, l’ingegnere che li dirigeva avrebbe attestato falsamente e in pieno accordo con gli Agliata che le opere previste per quella fase erano state eseguite, mentre lo erano in minima parte. In particolare, stando al capo d’imputazione formulato sulla base di una consulenza tecnica, il pubblico ministero avrebbe constatato che la «Nord Est Logistica» aveva emesso un mandato di pagamento per un milione di euro, mentre il realtà erano stati eseguiti in cantiere lavori solamente per 41 mila 869 euro. Ad esempio, gli interventi della «Geofondazioni» per 279 mila euro e quelli della «Betton costruzioni» per 686 mila sarebbero stati eseguiti ben oltre un anno dopo.  Infine, i vertici della «Vega» - il sospetto è che si tratti di una società solo sulla carta - devono anche rispondere di un reato fiscale: al fine di evadere le imposte sul reddito e sul valore aggiunto, avrebbero occultato in gran parte le scritture contabili, abbandonandole nella vecchia e dismessa sede della società, a Vedelago, nel febbraio di tre anni fa.

(Giorgio Cecchetti)

   

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link esterno al quotidiano La Nuova di Venezia di Venerdì, 20 febbraio 2009