Cavarzerano arrestato per traffico di cocaina




Cavarzere

Altri tre arresti per il traffico di cocaina, destinato alla Padova-bene, nel quale il cavarzerano Stefano Caldiron aveva il ruolo di corriere. Fermati dalla squadra mobile Geppino Petranzan, 49 anni, di Noventa Padovana, ma domiciliato a Villatora, Luca Formaggio (46 anni), di S. Giorgio delle Pertiche, e Ugo Soranzo (56 anni), di Saonara. Tramite intercettazioni telefoniche, ambientali e pedinamenti, la polizia ha accertato che Petranzan e Formaggio, entrambi senza lavoro, gestivano un fiorente mercato di cocaina ed hashish da Olanda e Spagna, destinata a insospettabili consumatori padovani, tra cui professionisti e commercianti. Caldiron (46 anni) da alcuni anni era residente a Cona in via Chioggia 44, ma prima aveva abitato a Cavarzere, dove aveva anche gestito un negozio di tessuti. Negli ultimi tempi, come collaboratore di un’agenzia di autonoleggio, aveva viaggiato molto all’estero, ma alcuni di questi viaggi servivano, in realtà, anche a portare la droga in Italia. Il 24 gennaio scorso, infatti, Caldiron, era stato fermato dalla polizia nell’area di servizio di Limenella, sulla A22, e nel paraurti della sua Bmw erano stati trovati 6 kg di cocaina e mezzo di hashish, per un valore di circa un milione di euro. In tasca aveva alcuni grammi di hashish e 26mila euro in contanti. Il suo arresto era seguito a quello di Umberto Fiorenzato (57 anni) e Ferdinando Di Rienzo (40) entrambi residenti nel padovano. Addosso ai due gli agenti avevano trovato 70 grammi di cocaina (già in dosi) e 200 di hashish. A casa di Fiorenzato, un bilancino, 20 mila euro in contanti e documenti che annunciavano l’arrivo dall’estero della cocaina con la Bmw di Caldiron. Ieri la polizia ha fermato Petranzan e Formaggio a Ventimiglia, di ritorno dalla Spagna, dove si erano recati per trattare l’arrivo di un nuovo carico di droga, dopo l’arresto dei complici. Contestualmente è scattato il fermo di Soranzo, trovato con 2 etti cocaina.

(Diego Degan)

   

Tratto da:

link esterno al quotidiano La Nuova di Venezia di Giovedì, 5 marzo 2009