«Variante non approvata Manfrin č innocente»




Cona

Si è aperto, in tribunale a Chioggia, il processo nei confronti dell’architetto Romano Manfrin, all’epoca dei fatti responsabile dell’ufficio tecnico del comune di Cona. A suo carico l’accusa di aver indotto in errore il consiglio comunale facendogli votare una variante al Prg accompagnata da una relazione descrittiva che riportava informazioni scorrette. Tutto nasceva dall’esigenza dell’amministrazione (il sindaco era Luciano Lazzarotto) di ampliare il cimitero di Cona, nel 1999. La fascia di rispetto (allora di 100 metri) sarebbe, quindi, traslata, venendo a includere alcune abitazioni che avrebbero, in tal modo, perso la possibilità di essere ristrutturate. Per questo motivo gli architetti Ilario Bregolin, responsabile dell’ufficio tecnico, e Leonardo Zago, dipendente comunale, avevano predisposto una variante che, in corrispondenza di quelle abitazioni, riduceva la fascia di rispetto cimiteriale a soli 50 metri, «salvando» le case in questione. La variante ottenne il parere favorevole dell’Asl 14 ma non venne mai votata dal consiglio comunale. Due anni più tardi - sindaco ancora Lazzarotto - Manfrin sostituì Bregolin nell’incarico e rivisitò quella variante. Ancora un ok dell’Asl 14 e, stavolta, anche quello del consiglio comunale.  Il problema, però, ha testimoniato uno dei carabinieri che aveva svolto le indagini, era che al consiglio è stata presentata una relazione descrittiva identica a quella redatta da Bregolin, ma con una cartografia diversa, in cui la porzione di territorio esclusa dalla fascia di rispetto non era quella, abitata, del precedente progetto di variante, ma una in cui sorgeva solo un magazzino.  Non solo: le indagini accertarono che in quella zona, proprio quella «salvata» dalla variante Manfrin, erano stati acquistati, pochi mesi prima, dei terreni edificabili da parte di una società immobiliare di cui Manfrin era socio. La vicenda emerse in seguito agli esposti presentati da un consigliere comunale di allora, Primo Frizzarin, e coinvolse anche altre persone poi uscite dall’inchiesta. Anche le accuse (in un primo tempo era stato ipotizzato l’abuso d’ufficio) sono state ridimensionate dalla Procura. La difesa, in un intervento flash, ha sostenuto la non colpevolezza di Manfrin, dato che quella variante, poi, non è mai stata approvata.

(Diego Degan)

   

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link esterno al quotidiano La Nuova di Venezia di Mercoledì, 11 marzo 2009