Localizzazione


La grande ricchezza di reperti archeologici rinvenuti conferma l'antica frequentazione da parte dell'uomo: i principali siti indagati sorgono a Cantarana (materiale vario databile all'Età del Bronzo), in località Motta Molara (materiale frammentario di Età Romana) e nei pressi della frazione di Monsole (embrici, parti di anfora, un pozzo, monete di bronzo ecc....risalenti al I secolo d.C.).


La vicinanza all'antichissimo centro di Adria lascia ipotizzare il passaggio di popolazioni di stirpe diversa anche nel territorio di Cona: purtroppo la costituzione di un abitato fu in certo modo subordinata alla presenza a volte distruttiva del Bacchiglione, che, fino a pochi decenni fa, poteva esondare liberamente creando vaste zone paludose o piuttosto acquitrini (valli) oppure dune fertilissime (vegri). La acque del mare e quelle del fiume ricoprirono per secoli anche i boschi del Foresto, dove sembra che in Età Romana transitasse una via consolare e dove pare fosse stata costruita una prima chiesa, poi distrutta da un'alluvione.

particolare mappa antica indicante il borgo di Cona
Dai documenti sappiamo che nell'Alto Medioevo Cona fu "corte" e sede di mercato almeno a partire dal X secolo; presso Cona ebbero possedimenti la Serenissima ed i Signori da Carrara, che li ottennero per via ereditaria dai Malatrasi. Nel 965 il monastero benedettino di San Felice di Vicenza ottenne riconferma dei propri possessi in Cona dall'imperatore Ottone I; altre terre ebbero il Convento di San Michele in Brondolo ed i monaci del monastero benedettino di Santa Giustina di Padova, che fondarono il loro primo insediamento locale a Concadalbero di Correzzola nel 1129: la presenza dei monaci, attivissimi nelle opere di bonifica e di messa a coltura delle terre, fu fondamentale per l'abitato e venne meno solo agli inizi dell'Ottocento, quando, per decreto di Napoleone Re d'Italia, i beni dei benedettini furono confiscati ed assegnati al duca Francesco Melzi d'Eryl.
 

bassorilievo leone alato di Venezia
Nel Medioevo Cona fu coinvolta negli scontri fra Padovani e Veneziani e pure, anche se marginalmente, nelle vicende della "Guerra di Chioggia", che oppose verso la fine del Trecento i Veneziani ai Genovesi. L'episodio più drammatico Cona lo visse però agli inizi del Cinquecento, con il rovinoso passaggio delle truppe dell'imperatore Massimiliano, durante l'occupazione di Padova avvenuta in seguito alla vittoria delle milizie della Lega di Cambrai sui Veneziani (1515): dopo questo fatto dalle funeste conseguenze il Consiglio dei Dieci fissò nel 1519 il confine fra Padova e Venezia, seguendo per un certo tratto la Rebosola ed inglobando quindi Cona nel Dogado veneziano. Cona risultava formata dai centri di Cona stessa, Cantarana, Conetta, Foresto, Monsole e Pegolotte e soggetta alla Podesteria di Cavarzere; l'erezione a Comune autonomo risale alla risistemazione amministrativa voluta da Napoleone.

A partire dai primi anni del secolo e per tutta la prima metà dell'Ottocento furono fatti molti tentativi per trovare la maniera di bonificare il Foresto: diverse vie furono sperimentate dai maggiori ingegni locali, che ottennero anche risultati di qualche rilievo, fino ad arrivare all'attuazione del progetto dell'ingegner Cesare De Lotto (di origine cadorina, morto e sepolto a Cona nel 1864). Dopo il governo napoleonico Cona seguì le alterne vicende che videro il Veneto subire il dominio asburgico ed aderire infine al Regno d'Italia (1866). Nel corso del Novecento bisogna registrare gli avvenuti scontri fra partigiani e fascisti, nel corso del secondo conflitto mondiale, a causa della sistemazione da parte di questi ultimi di un luogo di tortura a Conetta.

Numerosi e di notevole interesse gli edifici sacri presenti nel territorio comunale: l'attuale chiesa arcipretale di Cona fu ricostruita ai primi del Novecento e con l'occasione ridedicata, mutando nell'intitolazione alla Beata Vergine Immacolata quella precedente a Sant'Antonino o Sant'Antonio Abate: le prime notizie che si hanno su questa chiesa risalgono alla fine del Quattrocento, ma la costruzione era sicuramente preesistente; la chiesa fu eretta a pieve nel 1588.

Molto più antico l'Oratorio di Conetta: sappiamo che nel secolo X a Conetta sorgeva una cappella, dedicata a Santa Maria della Neve e forse di proprietà del monastero benedettino femminile di San Zaccaria a Venezia; la cappella fu trasformata in chiesa grazie all'intervento dei Morosini, che ne erano divenuti i proprietari (fine XVII secolo); passò poi ai Giovannelli ed è oggi cappella di San Matteo Apostolo.

A Pegolotte, l'antico Oratorio fu sostituito con l'attuale bella parrocchiale di Sant'Egidio nel 1913; la chiesa della Santissima Trinità di Cantarana fu costruita ai primi del Settecento ed eretta a parrocchia già nel 1718.

Fra gli edifici civili ricordiamo: la maestosa Villa Bonicelli-Treves, settecentesca e di ampie proporzioni.
La Villa Eurosia, ottocentesca e d'ispirazione neoromanica (muratura in pietra e mattoni a vista, aperture ad arco ribassato e marcapiano in rilievo).

La Villa Tassi, risalente alla seconda metà dell'Ottocento dalla tipica planimetria padronale veneta.

La Villa Morosini-Giovannelli, dalla caratteristica scala multipla che permette di accedere al piano nobile.

La Villa Padronale di Monsole, cosiddetta Meticke, è un tipico esempio di insediamento agricolo e residenziale di un certo rilievo e consistenza, caratterizzato tipologicamente dall'ampio e profondo portico.
Tale costruzione, abbastanza diffusa in questa zona e in altre adicenti (le così dette case coloniche o corti benedettine), risulta anche spesso arricchita da una sapiente e sobria applicazione degli elementi architettonici e stilemi decorativi riconducibili all'ambito culturale e artistico neoclassico, del cui repertorio segnaliamo le lesene, i capitelli, le modanature sagomate orizzontali e le chiavi di volta.
Purtroppo, attualmente, la villa risulta inagibile per qualsiasi utilizzazione, in quanto durante i lavori di restauro, un incendio divampato il 15 gennaio 2010 ha distrutto completamente la copertura e i solai del primo e del secondo piano, nonchè le decorazioni a tempera dei soffitti.


statua Ing. Cesare De Lotto La notevole estensione territoriale e la bassa densità di popolazione hanno costituito le naturali premesse per poter sviluppare nel Conense una solida economia agricola i cui prodotti più significativi sono pere, noci, angurie, radicchio rosso di Chioggia e zuccamarina di Chioggia. Non a caso, nel corso dell'Ottocento, i grandi proprietari terrieri si impegnarono nella bonifica di questo territorio paludoso. Tale iniziativa si concretizzava grazie anche all'ausilio di tecnici, fra cui spiccava anche l'ingegnere idraulico Cesare De Lotto, nato nel 1810 a Venezia e morto nel 1864 a Cona, ove trovò sepoltura.
A questo ingegnere, che venne anche definito "il papà delle bonifiche venete e ferraresi", si deve il progetto di dividere in sezioni il suolo paludoso e utilizzare il canale dei Cuori come bacino. Il piano ebbe successo soprattutto con l'abbandono della forza animale a favore di quella a vapore per alimentare le macchine idrovore. Pertanto il paesaggio agrario del conense, così come lo possiamo osservare oggi, è il risultato delle azioni di bonifica intrapresa nel secolo scorso e che ha permesso non solo lo sfruttamento agricolo di tanti terreni paludosi, ma anche di debellare la malaria, tipica malattia delle valli. Con la bonifica vennero meno definitivamente il diritto di vagantivo, detto pure diritto del povero, il quale era già stato vietato nel 1792 dalle autorità veneziane, come indicato nella lapide collocata presso la corte Civrana di Cona. Con tale antica pratica si consentiva a poveri e diseredati di recarsi nelle valli a cacciare, pescare e raccogliere frutti selvaggi, dando loro una possibilità di sopravvivenza. Le nuove esigenze produttive indussero i proprietari delle terre bonificate a impedire con maggior decisione l'esercizio del vagantivo e si avvalsero delle sentenze del tribunale di Venezia, che nel 1857 dichiarava "il vagare continuo" dannoso per i beni dell'agricoltura.

Tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento, molti residenti a Cona scelsero la via dell'emigrazione, destino condiviso d'altronde da altri veneti, dopo l'aver verificato, da una parte, l'impossibilità del ricorrere al vagantivo per la sussistenza e, dall'altra, l'incapacità dell'economia rurale di quel periodo, segnata tra l'altro da una modernizzazione finalizzata a contenere il costo della forza lavoro, di dare piena e stabile occupazione a tutta la popolazione in età di lavoro. La vocazione agricola di questo territorio non poteva che favorire nel secondo dopoguerra lo sviluppo di alcune importanti e significative attività industriali di trasformazione dei prodotti della terra (uva, latte, mais e granturco).

Il trattamento dell'uva in appositi impianti, utilizzati contemporaneamente da più produttori, si effettua dal 1960, dopo che nel 1957 veniva costituita con fini mutualistici la "Cantina Sociale di Cona e Cavarzere", con sede a Pegolotte di Cona; essa era all'inizio giuridicamente una Società a Responsabilità Limitata (s.r.l.), mentre ora è una Società per Azioni (S.p.A.). Attualmente, dati aggiornati al giugno 2003, la società conta circa 600 soci e le uve conferite (100.000 q.li circa annui) provengono da ben 22 comuni appartenenti alle province di Padova, Rovigo e Venezia. I soci di tale società provengono anche da molti comuni delle vicine province di Padova e Rovigo. La produzione di vini, prevalentemente rossi (cabernet, merlot, raboso), è di alta e ricercata qualità, tutti ad indicazione geografica tipica (I.G.T.). La commercializzazione del vino avviene sia all'ingrosso che al dettaglio. È possibile acquistarlo sia sfuso che imbottigliato nella sede centrale della Cantina Sociale, come anche nei punti vendita di Caselle di Selvazzano Dentro (PD) e Adria (RO). Un'altra attività, legata al trattamento del mais e dei cereali, viene gestita da un "Consorzio Maiscoltori Cerealicoltori di Cavarzere, Cona e Chioggia", il quale alle origini, nel 1966, era giuridicamente una Società a Responsabilità Limitata, divenendo poi nel 1995 una S.p.A. Tale consorzio può contare su 1384 soci iscritti, che a loro volta rappresentano un patrimonio fondiario agricolo di circa 20.000 ettari, distribuito fra le province di Rovigo, Padova e Venezia. Gli imprenditori agricoli, piccoli, medi e grandi, trovano in questa struttura la possibilità di commercializzare al meglio un prodotto adeguatamente trattato e conservato. L'impianto di grandi dimensioni, realizzato nel 1968, si trova nella zona industriale-artigianale di Pegolotte e riesce attualmente a trattare 1.067.000 q.li di prodotto contro i 180.000 q.li del 1968.

Infine, sul finire degli anni Sessanta a Pegolotte di Cona si insediava un'attività di trasformazione dei latticini, un caseificio, che produce caciotta misto pecora e ricotta, segnalati come tipicità agroalimentari dall'Assessorato alle attività produttive, agricole e alimentari della provincia di Venezia. Il paesaggio agrario di Cona, caratterizzato da vaste estensioni disabitate, offre l'opportunità di essere apprezzato da un punto di vista naturalistico e culturale. Questo valore paesaggistico ha indotto alcuni imprenditori agricoli ad intraprendere un'attività agrituristica, ove è possibile acquistare direttamente prodotti biologici o degustare piatti tipici locali. Da un po' di tempo, però, a Cona ci si confronta con realtà produttive diverse. Al di là delle piccole imprese artigiane, da sempre insediate nel territorio, in modo sparso ed episodico, già alcuni anni orsono, veniva ubicata nei pressi del Consorzio Maiscoltori una piccola zona industriale-artigianale. Qui trovano sede industrie attive nei settori della produzione dolciaria, meccanica di precisione e dei trasporti. Al fine di dare seguito e maggior consistenza alle attività industriali nell'ambito comunale, senza comunque rinnegare il carattere prevalentemente agricolo, l'Amministrazione Comunale di Cona, supportata dall'assistenza tecnica della CO.SE.CON. S.p.A. di Conselve si è fatta promotrice della realizzazione di una nuova zona artigianale-industriale in un'area adiacente al centro abitato di Cantarana. Nei lotti del P.I.P. (Piano di Insediamento Produttivo) molte aziende, provenienti soprattutto da comuni della provincia di Padova, stanno installando i loro impianti e stabilimenti. La componente industriale dell'economia locale che si sta sviluppando non potrà che avere una ricaduta positiva per l'occupazione e di conseguenza rende possibile l'incremento demografico dei centri abitati sparsi sul territorio comunale di Cona.

 

simbolo raccolta differenziata83,9%
è la percentuale di raccolta differenziata effettuata da cittadini ed aziende di Cona nel corso del 2019. Le percentuali di RD provinciale e regionale, nel 2017, si sono fermate rispettivamente al 68,5%, e al 73,6%. 

 

 

simbolo pannelli solari171%
è la percentuale di copertura del fabbisogno elettrico delle abitazioni presenti nel Comune di Cona, che si ottiene grazie a 108 impianti fotovoltaici per una potenza complessiva di 6,130 MWp. La media di Wp fotovoltaici pro capite a Cona è di 2.054, contro una media nazionale di 365 e regionale di 443! 

 

 

 

simbolo pannelli solari termici2,81%
è la percentuale di copertura del fabbisogno di acqua calda sanitaria delle abitazioni presenti nel Comune di Cona ottenuto tramite i 23 impianti solari attivi. La media di mq di pannelli termici pro capite a Cona è di 0,03 , contro una media nazionale di 0,08 (in Austria la media è di 0,27).

 

 

 

simbolo girasole318%
è la percentuale di copertura del fabbisogno elettrico agricolo, dell'industria e del settore terziario del Comune di Cona che si ottiene grazie ai dieci impianti a biogas aventi una potenza complessiva di circa 7,15 MWp.

 

 

 

simbolo uomini stilizzati36.450
gli impianti ad energia rinnovabile presenti nel territorio comunale, oltre a soddisfarre interamente il fabbisogno elettrico di famiglie e attività commerciali e produttive, coprono i consumi annui di 36.450 persone residenti in altri Comuni. 

 

 

 

simbolo lampione65%
la quota di lampioni a LED rispetto al totale dei punti luce della pubblica illuminazione esistente.



 

 

 simbolo bicicletta4,205 Km
la lunghezza delle piste ciclabili realizzate o in corso di completamento. La disponibilità pro capite di questo tipo di percorsi è di 1,41 m, valore superiore al dato medio dei centri urbani veneti (1,26 m / abitante) e alla media nazionale, che è pari a 0,14 m.

 

 

 

simbolo alberi43 + 130
sono i numeri di nuovi alberi e arbusti piantumati dal Comune su aree pubbliche, a partire dall'anno 2020.

 

 

 

 

simbolo alberi135 + 114
sono i numeri di nuovi alberi e arbusti piantumati dai cittadini in giardini e aree privati, a partire dall'anno 2020, a seguito dell'adesione al progetto "Ridiamo il sorriso alla pianura Padana".

 

 

 

 

simbolo foglia18,93 mq
l'estensione delle aree verdi pro capite.
Questo valore è inferiore alla media dei centri urbani del Veneto, pari a 19,08 mq / abitante.

 

 

 

simbolo casa ecologicaA: 2
ad oggi solamente due abitazioni in tutto il territorio comunale possono vantare un fabbisogno energetico inferiore ai 30 kWh / mq (classe A). Non sono ancora pervenuti progetti relativi alla realizzazione di edifici passivi (consumo < 15 kWh / mq).

 

 

 

dati aggiornati al 22.10.2021


stradarioIntero territorio comunale

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

stradarioCentro abitato di Pegolotte